Micro

Micro

Hawaii, zona industriale di Kalikimaki. È notte fonda. L’investigatore privato Marcos Rodriguez apre la porta dell’edificio che ospita la Nanigen Micro-Technologies, 3700 mq di laboratori ad alta tecnologia in cui si fabbricano, a quanto si sa, robot estremamente piccoli. Ha sottratto le chiavi alla receptionist della ditta hi-tech fingendo di corteggiarla e ne ha fatto una copia. Nessuno se n’è accorto, un lavoretto da niente. E la receptionist era anche carina. Rodriguez di solito si occupa di corna e roba del genere, ma stavolta è stato ingaggiato da un avvocato del posto – per conto di un misterioso cliente – per effettuare dello spionaggio industriale: deve semplicemente entrare alla Nanigen e fare qualche foto, tutto qua. L’edificio – sembra incredibile – non è dotato di nessun sistema d’allarme e non è sorvegliato. “Troppo facile”, pensa Rodriguez. Si muove in silenzio, alla luce di una torcia elettrica, tra scaffali, scrivanie e robot in costruzione, alcuni davvero piccolissimi, sui banchi di lavoro. A un tratto, sul pavimento davanti a lui comincia a gocciolare del sangue. Rodriguez si porta istintivamente la mano al viso: sanguina dal sopracciglio, c’è un piccolo taglio netto, come di rasoio. Poi ne appare un altro sulla mano, uno su una gamba, e ancora e ancora. Rodriguez corre via, esce dalla Nanigen ferito e si precipita dall’avvocato che lo ha assunto. Il giorno dopo la polizia trova il suo cadavere, quello dell’avvocato Fong e quello di un altro uomo in un lago di sangue, nello studio legale chiuso dal di dentro. La tesi dei giornali è il “bizzarro patto suicida”, ma il tenente Dan Watanabe non è affatto convinto. Intanto, i dirigenti della Nanigen continuano la loro opera di recruiting di giovani scienziati presso le università di tutto il mondo: è la volta di Cambridge e di sette tra entomologi, biochimici, botanici ed esperti di veleni. I ricercatori vengono invitati a visitare gli stabilimenti di Kalikimaki...

Anche il prato più apparentemente innocuo e pacifico in realtà brulica di creature, si sa: creature che se noi fossimo delle dimensioni di un insetto potrebbero essere letali e spaventose. La trovata del gruppo di uomini miniaturizzati che si trova a dover attraversare un prato o giù di lì è un vecchio cavallo di battaglia della science fiction anni ’50 e ’60, e viene riproposto senza guizzi o novità in questo romanzo postumo di Michael Crichton, completato da Richard Preston, esperto mestierante del genere. Se il precedente L’isola dei pirati era una scintillante avventura scritta magistralmente che sarebbe stato un peccato mortale lasciare nell’hard disk del maestro del tecno-thriller prematuramente scomparso, questo Micro è un guazzabuglio di banalità, un romanzetto esile esile. La trama troppo sbilanciata verso l’action – sostanzialmente priva delle brillanti digressioni scientifiche che sono state il marchio di fabbrica di Crichton – la struttura del plot che ricorda in modo troppo smaccato per essere casuale quella di Jurassic Park (e il modello vincente viene riproposto anche sulla copertina: ironicamente però la bella silhouette che fa mostra di sé sulla cover del libro è quella di un esemplare di lucanus cervus, volgarmente detto cervo volante, insetto che nel romanzo non appare affatto) e i personaggi tratteggiati rozzamente fanno di Micro una lettura avvincente al massimo per qualche teenager con la passione degli insetti. Se esistono altri manoscritti incompiuti di Michael Crichton e il livello è questo, lasciateli dove sono: è giusto che i fan conservino di lui il ricordo che merita. Non aprite quel cassetto.



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