Middlesex

Middlesex
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Quest’incredibile storia ha inizio nel 1922, in un piccolo paesino della Grecia chiamato Bitinio. Se, con la forza della fantasia, potessimo gironzolare tra le poche anime che vi abitano ed entrare nelle loro case basse penetrate dal vento, scopriremmo due giovani fratelli intenti a ballare teneramente. I loro nomi sono Desdemona e Eleutherios (Lefty) Stephanides, orfani dei genitori ormai da molto tempo. Nelle movenze dei loro corpi uniti nella danza potremmo cogliere qualche cosa di strano e di romantico, un’atmosfera insolita che li trattiene e che darà l’innesco alla serie di eventi che da quel momento avranno origine e che da quella casa partiranno per approdare in America. Responsabile del loro rapporto incestuoso è un gene misterioso e dispettoso, che come un filo conduttore e una saetta attraverserà l’intero albero genealogico della famiglia Stephanides, da quel momento in poi. A raccontarci come andarono le cose tra Desdemona e Lefty, di come si innamorarono e di come per sfuggire al massacro Turco abbandonarono la Grecia perdendo la loro identità, è Calliope (detta Callie e poi Cal) Stephanides, una rara specie di ermafrodito che  fino ai tredici anni visse la sua esistenza come una normale ragazzina, per poi scoprirsi all’improvviso maschio adolescente. Ebbene Cal, ormai adulto, ci racconta che i suoi nonni, abbandonata la vecchia vita sulla grande nave che li transitava da un continente all’altro, furono liberi di sposarsi, approdando nel nuovo mondo come una nuova famiglia, dopo aver seppellito per sempre tra le onde il loro segreto. Nella Detroit dei primi anni Venti la giovane coppia si stabilisce nell’abitazione della cugina Sourmelina e di suo marito Jimmy Zizmo. Le due donne, rimaste incinte nello stesso giorno, partoriranno un maschio e una femmina: Milton, figlio di Desdemona e Lefty, e Theodora, figlia di Lina e Jimmy. I due bambini vivono in simbiosi per tutta l’infanzia, prendendo poi strade solo in apparenza diverse una volta raggiunta l’adolescenza e la maturità. A legarli saldamente assieme, a farli tornare e poi cadere ciascuno tra le braccia dell’altro è la ricomparsa del gene dispettoso, che li richiama a sé con voce quasi mitologica. Dalla loro unione eccoci approdare alla terza generazione di Stephanides, ovvero alla nascita di Chapter Eleven (non è un nome meraviglioso?) e di Calliope, la cui bellezza infantile sembra superare qualsiasi rappresentazione divina. Eppure in Callie c’è qualche cosa di strano. Lei stessa, a volte, sente come se dentro di sé ci fosse qualcuno di cui lei è solo la maschera. É solo questione di tempo e il gene recessivo nel quinto cromosoma compie in Callie il suo più grande capolavoro, cominciando dalla pubertà per poi esibirsi in tutta la sua genialità sopra il lettino di un pronto soccorso nel Michigan…
La trama di Middlesex, Premio Pulitzer per la narrativa nel 2003, non è affatto semplice da riassumere, così come non è per nulla facile elencare l’arcobaleno di colorate sensazioni che scaturiscono nella lettura di questo libro. Di certo la saga famigliare degli Stephanides, ora baristi, ora piccoli gestori di una catena di hot-dog, oppure casalinghe e allevatrici di bachi da seta, ha un potere irresistibile, affascina, trascina con sé nel lungo viaggio dalla Grecia a Detroit. La scrittura di Eugenides, già impostosi col suo romanzo d’esordio Le vergini suicide, è piena di sentimento e ascoltare dalla bocca di Cal, ermafrodito ormai adulto e stabilitosi in Germania, le vicissitudini di questi piccoli migranti ai quali un gene terribile si aggrappa addosso come un parassita, è terribilmente commovente ed emozionante. Seguiremo Calliope passo dopo passo nella sua crescita fisica, incapace di comprendere le trasformazioni che il suo corpo le/gli propone. Dalla bellezza statuaria fanciullesca, il gene reclama che sia la sua parte maschile a farla da padrone, unendo in una sola persona quello che in precedenza aveva creato in una coppia. Non posso non considerare Middlesex come un romanzo geniale e romantico allo stesso tempo, pieno di amore sovrapposto, imprigionato in individui costretti dalla vita ad essere più persone nello stesso momento. La fuga da Bitinio è solo l’inizio, ma è lì che si ritornerà in un modo o in un altro. Ironia, intelligenza, genialità e lucidità si mescolano assieme, dando al romanzo il giusto peso fino alla fine della storia, che con la nascita di Cal, risorto dalle ceneri di Callie, chiuderà il cerchio e metterà la parola fine alla saga degli Stephanides. 

 

 

 

 
 
 
 
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