Miele sulle labbra

Miele sulle labbra
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Durante un viaggio in Spagna a fine aprile una coppia discute tutto il tempo; lei è esasperata perché è vegetariana e da giorni si nutre soltanto di olive, lui vorrebbe gustarsi in pace la sua frittura di calamari. Lei lo sa di essere una sciroccata e sa anche che lui è equilibrato e paziente ma non riesce a smettere di tormentarlo. Lei è sicura che sia successo proprio quella notte a Toledo, quando, spogliandosi in albergo a termine di una giornata particolarmente litigiosa, hanno fatto pace. Un endocrinologo anni prima le aveva pronosticato una vita senza figli, che lei si era goduta in pieno: “Per anni ho scopato con assoluta impunità, usando preservativi solo finché non conoscevo il mio compagno abbastanza bene”. Ecco perché quella “dopo uno stupido bisticcio a Toledo, è stata, diciamo così, una scopata miracolosa”… In un liceo cattolico di Cincinnati nei bigotti anni Sessanta le ragazze sono suggestionate da un prete che ha raccontato di come Gesù “scrutando nel futuro vedeva noi che peccavamo sul sedile posteriore di un’auto”. D’altronde loro sono convinte anche che di ritorno da un appuntamento con un ragazzo capiti spesso di morire in un incidente stradale o di essere uccise da un diavolo con un uncino al posto della mano, pronto a trascinarle all’inferno… Lei e Jimmy avevano cinque anni quando si erano chiusi nello stanzino del guardaroba per giocare al dottore. Le loro bambinaie erano in cucina a bere il tè e Jimmy le aveva chiesto di poterle guardare là sotto; lei si era stesa e aveva lasciato che lui la toccasse, anche se qualcosa le diceva che Geigi non avrebbe approvato quel gioco. Poi era stato il suo turno di guardare attentamente lui. Non era finita bene perché erano arrivate le bambinaie all’improvviso e si erano molto arrabbiate. Quando avevano tredici anni durante una festa lei e Jimmy si erano baciati, avevano ricordato i loro giochi di bambini e poi lui le aveva chiesto “Adesso hai il pelo là sotto? Lo devo proprio vedere”. “Jimmy fu il mio inizio, e l’inizio fu bellissimo. Tutto quello che venne dopo non sempre lo fu altrettanto”. Forse perché “Nessuno resta innocente molto a lungo”… Lei ha sempre trovato eccitante soltanto il sesso occasionale e quasi tutte le sue fantasie erotiche riguardano incontri di una sola notte; era così quando era ventenne negli anni Sessanta e tutto era più complicato (l’aborto era illegale e i preservativi scomodi e difficili da recuperare), ed è così ancora adesso che di anni ne ha molti di più e ovviamente le fantasie non riguardano mai il sesso con suo marito. È un modo per conoscersi, incontri uno ad un party e anche “se state cercando l’amore, l’intimità sessuale può essere una scorciatoia”. Si tratta di salti nel buio, misteriosi, imprevedibili, come lo era stato l’interludio “di dieci minuti piegata su una lavatrice, nella lavanderia della casa di campagna di amici, con un altro degli ospiti”. Eppure “il sesso da una botta e via” comporta un rischio. E non quello che ci si può aspettare…

Nel 2011, a quasi quarant’anni di distanza dallo scandalo suscitato nel 1973 da Paura di volare, Erica Jong raccoglie 28 racconti (più uno scritto da lei) di altrettante autrici contemporanee – diverse per cultura e appartenenza etnica, ma più o meno della sua stessa generazione -, “Donne vere che scrivono di vero sesso” come recita il sottotitolo, che si raccontano in prima persona o filtrando le proprie esperienze attraverso la finzione narrativa. Si parla di verginità, di collegi cattolici, di sesso post partum, di sesso coniugale, di quello con vecchi amici, di sesso tra adolescenti o con gli sconosciuti, della necessità della promiscuità e della vicinanza ad un solo partner; e ancora di feticismo, di masturbazione infantile, di sesso tra anziani e soprattutto di eccitazione, ovviamente al femminile. Ha ragione Antonio D’Orrico, però, quando dice che di tutta l’antologia l’introduzione curata da Erica Jong sia la parte migliore, e infatti è piena zeppa di affermazioni vere. “Il sesso c’è e ci sarà sempre. […] Ma a noi piace. Siamo fatte perché ci piaccia. Finché due metà dovranno unirsi per formare un intero”. E questo perché “Siamo sempre gli stessi antichi primati che per migliaia di secoli si sono lanciati urla di richiamo dai rami degli alberi e facevano sesso dietro i cespugli”. E soprattutto dice questa grande verità: “Non posso fare a meno di pensare che la fantasia del sesso perfetto sia molto più forte del sesso vero e proprio. C’è molto desiderio, qui (nei racconti ndr.), e il desiderio è spesso più eccitante dell’atto reale. Le donne sessualmente attive sono in contatto con la propria vita fantastica, e non sempre hanno bisogno di trasformare in realtà le proprie fantasie”. E conclude, dopo altre interessanti riflessioni, “Non c’è niente di cui vergognarsi a essere pienamente umani”. Jong racconta che molte delle autrici hanno dovuto pensarci su prima di accettare di scrivere di sesso e in molti casi hanno sentito di doverne parlare prima con i propri partner. Questo particolare è emblematico del limite della raccolta. La maggior parte dei racconti è infatti lo specchio di una società decisamente superata e lo spirito ribelle di Jong e delle sue compagne appare evidentemente fuori tempo. Il concetto stesso di trasgressione, l’idea stessa della necessità di superare presunti tabù (ormai inesistenti) sono anacronistici quanto il famoso e (allora) scandaloso concetto cuore di Paura di volare, quello che Jong chiamava zipless fuck, in un tempo – il nostro - in cui tutte le donne, come gli uomini, hanno a portata di mano quello che vogliono e se lo prendono senza sforzi o inibizioni. A questo si aggiunge – nonostante l’ambizioso progetto di raccontare il desiderio femminile – la difficoltà di tradurre in un linguaggio diverso (la parola scritta) un mondo che ne parla un altro e quindi incapace di esprimere allo stesso tempo emozioni, mente, corpo, chimica, fantasia, educazione, condizionamento culturale e fondere due aspetti (quanto?) distinti: intimità e sesso. Per questi motivi, l’unica ragione che rende intrigante questa lettura è stata espressa correttamente da una giornalista americana quando ha detto che in fondo il sesso resterà sempre un mistero che non riusciamo a comprendere in pieno, non importa quanto siamo “liberi” e quanto siamo disposti a parlarne. E con l’illusione di svelarlo, evidentemente, continuiamo a leggerne.



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