Milano

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Milano. In una città che “ha creato un’estetica (e persino un’etica) dell’aperitivo”, Marco, Gigi, Livio e Riccardo hanno una predilezione per i bar gestiti dai cinesi, gli unici posti senza pretese. Perché a loro interessa soltanto bere, a poco prezzo e senza subire i sorrisi di baristi solerti o le confidenze degli altri avventori… Oh Giu ma senti, tu che stai a Caltanisetta te la prendi quando ti danno del terrone? Peccato sai che noi non veniamo mai in Sicilia, mi piacerebbe venire a trovarti perché Giu sei un amico, si può dirlo? È una roba da telefilm americano però è reale… Boris Mladic, sessantacinquenne nato a Belgrado, da ventotto anni cittadino milanese, ne ha accumulati di risentimento e frustrazione perché Milano “non è più il paradiso grigio conosciuto all’arrivo” e il suo è stato solo un gesto di ribellione, questo il commissario deve capirlo… Ho iniziato così, per caso, perché avevo bisogno di soldi. Poi le supplenze negli anni si sono susseguite, così come gli alunni incontrati. Di alcuni non ho più memoria ma di altri… Potrebbe raccontare tanto di Milano, vorrebbe parlare dell’unica cosa di cui si parla a Milano: partire. E per chi non c’è: arrivare. Ma poi pensa che sono cose private, tra lei e la città, e che i segreti le piace custodirli… Daniel, siriano mezzo ebreo, a Milano c’è già stato, nel lontano 1988, da studente di architettura. Oggi ci torna ma da profugo e la città gli appare decisamente diversa. Osserva la stazione centrale e si chiede se si poteva peggiorare un edificio così. Ragionevolmente no, eppure…

Sei scrittori raccontano - ognuno da un’angolazione diversa e attraverso una voce differente - la Milano di oggi, una città accogliente e respingente assieme. A mio avviso i racconti di Fontana e Cataluccio sono i più riusciti. Ottimamente scritti, si leggono d’un fiato e i finali sono perfetti, non troncati e irrisolti come a volte accade nella narrativa breve. La frase più evocativa e più rappresentativa di Milano per come la città si colloca nel mio immaginario (e forse anche nell’immaginario collettivo) è però di Balzano, che al suo supplente di scuola fa dire del capoluogo meneghino: “è l’approdo dove ritrovare qualcosa quando non si vuole soltanto sopravvivere”.



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