Milano, solo andata

Milano, solo andata
1974, Catania. Una bambina sui quattro anni siede con un bambolotto in mano sulla scalinata di una villa liberty. Dentro la villa, una strage. Due uomini, due donne e due bambini massacrati senza pietà per una guerra di mafia. 2000, Milano. Quella bambina ora si chiama Marcella, fa l'insegnante in una scuola media e ha perso da poco i suoi genitori adottivi. Della sua famiglia d'origine non sa nulla, e si fa convincere dalla madre di una sua cara amica scomparsa prematuramente anni prima a fare ricerche sul suo passato rivolgendosi alla trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?". Intanto, all'ispettore capo Lucio Maurius, poliziotto tutto d'un pezzo d'origine valdostana, piemontese d'adozione ma in servizio alla Mobile di Milano, viene affidato l'incarico di fare indagini su decine di insospettabili che si ritengono legati in qualche modo a cosche mafiose. Tra di loro, i genitori adottivi di Marcella...
Adele Marini è una 'vecchia' (mi si perdoni l'irriverente accostamento di questo aggettivo ad una signora) volpe della cronaca nera e giudiziaria, e si sente. La sua familiarità col modus operandi di poliziotti e malviventi salta all'occhio, ed è proprio la plausibilità il punto di forza di questo poliziesco compatto, teso, avvincente. Tanto più che la vicenda è ispirata a fatti realmente accaduti. Lo stile? Impeccabile, e insolitamente poco 'italiano' nel ritmo e nell'asciuttezza gradevole del linguaggio. Milano, solo andata ha trionfato all’edizione 2006 del Premio Azzeccagarbugli al Romanzo Poliziesco.

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