Milioni di milioni

Milioni di milioni

Un paese di ottocentodieci anime contro millesettecentoventisei galline censite, abbarbicato in cima a una salita con una pendenza di ventiquattro gradi – che non sono pochi, credetemi sulla fiducia – in cui gli abitanti sono caratterizzati da una forza fisica fuori dall’ordinario; talmente fuori dall’ordinario che l’università decide di inviare un genetista e una filologa esperta di archivi ad indagare la causa del fenomeno. Piergiorgio Pazzi si ritrova catapultato a Montesodi Marittimo nei giorni in cui oltre all’evento dell’anno, la Festa della Panca, il paese resta isolato a causa di una nevicata. E giacché è noto che le disgrazie non vengono mai da sole, l’anziana maestra Annamaria Zerbi, presso cui Piergiorgio è ospitato, si fa trovare morta; sembra una normalissima morte nel sonno, giustificata dall’età e dal cuore malmesso della maestra, ma non è così. Certo il fatto che il paese sia isolato è un vantaggio, l’omicida non può scappare e gli alibi sono facilmente verificabili. È vero pure però che presumibilmente l’assassino mentirà, e la ricerca del colpevole in quel caso si complicherebbe notevolmente…  

Un romanzo deliziosamente corposo e definito che  allo stesso tempo mantiene una certa leggerezza e si fa leggere in un amen, un plot narrativo senza la minima sbavatura, un giallo all’inglese la cui soluzione è rigorosamente basata sulle deduzioni e sull’analisi dei particolari, che si rende necessaria per la pochissima consistenza degli indizi. A chi abbia letto i romanzi della serie del Bar Lume potrebbe sembrare che ci sia una lieve somiglianza del genetista con il barrista (è un barista toscano e quindi rigorosamente con due r), ma una volta finito il libro ci si rende conto che in realtà quello che fa percepire un’atmosfera  familiare è l’ambientazione toscana, l’immancabile intercalare dialettale e la feroce scanzonata ironia che caratterizza tutti i personaggi di Malvaldi; la voce narrante che non è mai solo voce ma spesso interloquisce commentando gli accadimenti e/o quello che fanno e pensano i personaggi. Per espressa dichiarazione dell’autore che abbiamo incontrato al BookCity Milano 2012, il romanzo in questione è praticamente un plagio, nel senso che l’idea è completamente frutto della fantasia di sua moglie, che però l’aveva ambientato nelle Diamond roads in Canada; esagerando un po’ e rubando le parole ad un altro toscanaccio, il  maestro Mario Monicelli, viene da chiedersi cos’è il genio? È fantasia intuizione colpo d’occhio e velocità di esecuzione. Ed ecco la storia trasferirsi dalle Diamond roads alla Toscana, e diventare l’ennesimo gioiellino. Malvaldi durante l’incontro milanese ci ha raccontato un po’ di sé, della sua superstizione e dei suoi piccoli riti: ad ogni nuovo romanzo ad esempio compra un nuovo computer sul quale scriverlo. E a chi gli chiede quando torneranno i vecchietti del bar, spiega che trovandosi il Bar Lume a Pineta che fa cinquemila abitanti, a stenderne uno all’anno si rischia l’effetto Jessica Fletcher. Per quanto riguarda la nascita dei suoi libri, dice che prima li pensa, raduna un gruppo di amici a cena e racconta. Se piace compra il computer e inizia a scrivere. Non resta che accomodarsi e godersi Milioni di milioni. Di?



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