Millennium

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Bill Smith è uno dal sonno pesante, di quelli che la sera alzano il gomito spesso e volentieri. Non dategli dell’alcolizzato, però: si offenderebbe. Dopotutto, chi al giorno d’oggi non ha qualche piccolo lato oscuro, una parte di sé e della propria vita di cui non ama parlare? Bill è fatto così, affronta i suoi problemi senza aiuto esterno, con una certa creatività. Per questo motivo ha pensato bene di risolvere il suo problema con il sonno con una serie di artifici tecnici, invece di ricorrere a un aiuto psicologico. Bill non ama gli strizzacervelli. Non ama nemmeno essere svegliato all’una di notte, ma questo è il suo lavoro. Quando si verifica un incidente aereo di qualsiasi entità, con o senza morti o feriti, Bill deve radunare la sua squadra e correre sul posto a investigare. Sapete, Bill è il tizio che chiarisce le cause e le responsabilità, quello che stabilisce se sanzionare qualcuno e chi. Ecco perché la mattina del 10 dicembre, molte ore prima dell’alba, Bill Smith deve rispondere al telefono, uscire di casa in meno di mezz’ora e correre all’aeroporto. Un DC-10 e un 747 si sono scontrati in volo, un disastro di proporzioni notevoli. Ciò che Bill non può sapere, però, è la presenza di un’altra squadra sul posto, tutta gente che viene da molto lontano nel tempo...

Romanzo pubblicato da Varley nel 1983 “novellizzando” un suo racconto del 1977 (Air Raid, pubblicato in Italia con il titolo Razzia aerea sul numero 1 de “La rivista di Isaac Asimov”, Mondadori, primavera del 1978), candidato al premio “Philip K. Dick” lo stesso anno e ai premi “Hugo” e “Locus” nel 1984. Qualche anno dopo, nel 1989, il regista Michael Anderson ne trasse anche un film con Cheril Ladd e Kris Kristofferson. La presente edizione Mondadori è la ristampa fedele della prima edizione italiana, pubblicata nella collana di fantascienza delle Edizioni Cosmo nell’ormai lontano 1986. Una storia di “salvataggio temporale” ormai resa classica dal successo stratosferico della saga cinematografica di Ritorno al futuro, ma che presenta notevoli elementi di originalità e si lascia gustare ancora oggi con soddisfazione. Varley dimostra qui un talento eccezionale nel combinare “a incastro” i paradossi temporali e a sorprendere il lettore con intrecci inaspettati. La gestione dei due protagonisti è molto fluida, accompagnata da uno stile scorrevole e sempre accattivante. Varley sceglie di sviluppare la trama in un crescendo di suspence, sposta il punto di vista del racconto ora su Louise Baltimore ora su Bill Smith, prospettive opposte e complementari della stessa vicenda. La storia, quindi, si dipana come un rompicapo in cui le diverse prospettive si completano vicendevolmente pur rimanendo fra loro antagoniste. È come se Varley avesse voluto dare al lettore una rappresentazione della natura sfuggente e ondivaga del tempo attraverso un racconto corale. Più si cerca di intervenire sul corso naturale degli avvenimenti, più distorsioni e paradossi temporali vengono generati e, ad ogni azione volta a rimediare all’errore, si crea un nuovo pericolo. L’uomo, sembra volerci dire Varley, può padroneggiare la tecnologia per i viaggi nel tempo, ma non è in grado di controllare la natura casuale e imprevedibile dei vortici temporali.



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