Mio fratello muore meglio

Mio fratello muore meglio
Giovanni ha 35 anni. Giovanni non ha una donna. Ha un padre e una madre. Non ha amici, non ha un lavoro. Ha il vizio della droga. Non ha fratelli e sorelle. Ma è figlio unico suo malgrado, perché un fratello prima ce l'aveva. Un gemello che è morto di tumore 27 anni fa, da bambino, lasciando un vuoto dentro che fa male come una ferita che non si rimargina. Anche perché un padre del tutto assente e una madre rancorosa e anaffettiva che non fa altro che far notare a Giovanni che lei avrebbe preferito fosse sopravvissuto il fratello e non lui peggiorano (e tanto) la situazione, infliggendo a Giovanni sempre nuova sofferenza. La mattina del suo compleanno – vuota e dolorosa come tutte le altre – il giovane è testimone di un evento inspiegabile e inquietante: dalla doccia di casa sua invece che acqua esce un getto di sangue. Esterrefatto, Giovanni si rivolge a Lorenzo, suo amico d'infanzia e ora sindaco della cittadina di provincia nella quale i due vivono. Lorenzo sente subito odore di visibilità, turismo, prime pagine di giornali e prende in custodia la toilette di Giovanni trasformandola in una sorta di sacrario visitabile previo appuntamento. Mentre la cittadina inizia a catalizzare l'attenzione dei pellegrini a caccia di miracoli, della Chiesa cattolica e delle autorità sanitarie che - ognuna nel suo campo - vogliono vederci chiaro, Giovanni rimane solo a interrogarsi sulla natura 'vera', profonda, di quel fenomeno...
È un romanzo davvero ricco e sfaccettato, quello del friulano Renzo Brollo. C'è la vicenda esistenziale straziante e grottesca al tempo stesso del protagonista, che come chi soffre di sindrome dell'arto fantasma (esiste davvero, giuro!) non riesce a elaborare la perdita del fratello gemello, a capacitarsi della sua solitudine, e inoltre – come tanti suoi coetanei, peraltro – non ha ancora deciso che fare della sua vita. C'è la satira sociale, il ritratto di una provincia italiana asfittica e pettegola, talmente concentrata sul suo misero tran tran da averlo elevato a modello universale. C'è il disagio generazionale al sapore di LSD. C'è la tematica religiosa, la riflessione sui miracoli e sul loro sfruttamento mediatico, gli eterni interrogativi sulla morte. C'è un garbato erotismo (Giovanni a un certo punto ha una relazione con una bellissima ragazza cieca), c'è persino una venatura thriller nel finale, quando tra spiegazioni soprannaturali e naturali della doccia che schizza sangue i nodi vengono (o sembrano venire) al pettine. Tanta complessità non è affatto facile da governare: la maionese non impazzisce solo perché Brollo mantiene per tutto il libro un registro tragicomico capace a fasi alterne di regalare profondità e leggerezza, commozione e sberleffo. Una curiosità: il ragazzo 'in duplice copia' che campeggia sulla copertina del libro è il vero fratello di Renzo Brollo. Bontà sua, non è superstizioso.

 

 

 

 
 
 
 
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