Miss S.

Miss S.

L’immensa casa dalla facciata di granito grigio perla si trova su una piccola e remota isoletta al largo del Maine, vicino al confine tra Stati Uniti e Canada. Questo palazzo, che ricorda vagamente gli edifici ottocenteschi, disseminato di statue di gatti maestosi e porta il nome della famiglia Treekape, è sede della Treekape Artists Colony. Per la verità è una residenza per artisti poco ambita, considerata di seconda categoria, lontana da tutto e difficilissima da raggiungere: solo rocce e stagni, con cottage spartani e bagni in comune. Il proprietario, Dick, ultimo discendente della famiglia, si è riservato l’uso della villa, lasciando agli ospiti solo la grande sala da pranzo. La proprietà è stata restaurata poco dopo la morte di Arthur Treekape, che l’aveva lasciata andare. Quando Dick è rientrato in America ha coinvolto nei lavori gli isolani, circa duecento persone, riuscendo a farsi rispettare da tutti. Due anni fa un giovane scrittore ospite della struttura è scomparso in mare in un tragico incidente, l’episodio per un po’ di tempo ha inciso negativamente sulla reputazione della residenza. Da un anno Dick Treekape è soprattutto conosciuto come autore de L’attimo del giorno, meraviglioso romanzo di formazione fresco e eccitante, diventato in breve un bestseller finalista del National Book Award, un successo che ha reso Dick protagonista di un articolo di Annie Leibovitz su “Vanity Fair”. È settembre, un pomeriggio luminoso, ventoso, con il sole si riflette sulle onde, Dick è sul molo e, come sua abitudine, sta aspettando…

Miss S è il primo giallo di Cathleen Schine, pubblicato a puntate sul “New York Times”. Autrice molto amata per i suoi romanzi rosa, si è cimentata in questo genere diverso quasi a rendere omaggio a Agatha Christie. La protagonista, Miss Skattergoods, ha in comune con l’anglosassone Miss Marple l’essere un’attempata scrittrice di gialli di successo che collabora con l’investigatore per risolvere il caso, ma il personaggio di Schine risulta pasticciato, poco credibile e senza la stessa efficacia narrativa dell’originale. Un giallo semplice, di quelli in cui il colpevole è tra i personaggi presenti nell’ambiente circoscritto in cui si svolge. Una trama che contiene tutti gli elementi che potrebbero dare una forma avvincente alla lettura, che invece già dalle prime pagine palesa in modo chiaro e intuibile i misteri da svelare e i risvolti degli eventi. La narrazione risulta priva di tensione emotiva, manca di false piste convincenti, è un racconto piano, in cui non c’è ansia e eccitazione tra gli indagati, pressoché indifferenti alle indagini. I personaggi sono poco definiti, inconsistenti, perlopiù stereotipate caricature. I dialoghi sono banali, deboli e poco incisivi, mentre le parti descrittive degli ambienti, della natura sono una cornice piacevole e accattivante della storia. Il risultato è un poliziesco leggerino, con poca suspense, che evoca in maniera palese la serie televisiva La signora in giallo.



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