Miss Uragano

Miss Uragano
Jessie White non è mai stata come le altre, nemmeno da bambina. Qualche anno dopo la sua nascita, a Portsmouth nel 1832 in una famiglia di ricchi armatori, la si vede sfidare il mare e il vento manovrando abilmente le vele e ridendo degli spruzzi d’acqua salata. Già il suo primo soprannome dice di voglia di libertà, di intensità di emozioni: per gli amici lei è “Jessie del vento”. Non riesce a condividere la fede convinta di suo padre, fervido puritano, ma è da lui che beve avidamente i racconti sull’Italia e sui suoi esuli sparsi in Europa e quel suo desiderio di vedere un giorno quel Paese finalmente libero. Dell’Italia Jessie si innamora perdutamente fin da allora. Studia filosofia alla Sorbonne, a Parigi, ed è qui che conosce un’amica che le farà incontrare il suo mito, Garibaldi, a Nizza. Lei ne resta affascinata e da allora, in un modo o nell’altro, gli sarà sempre vicina. Un amore, il suo, che resterà sempre su di un piano di platonica ammirazione e condivisione di ideali. Lo seguirà nelle sue spedizioni, tra le file dei suoi uomini così diversi tra loro, così male armati, ma trascinati dall’entusiasmo che la figura eccezionale del Biondo Eroe sa trasmettere, attraverso aspri combattimenti, vittorie, sconfitte, fame, sofferenze, delusioni. Jessie, per lui e per i suoi uomini, sarà ora infermiera ( l’Inghilterra non le ha permesso di realizzare il sogno di diventare medico), ora angelo che addolcisce le sofferenze che precedono la morte, ora addetta ai rifornimenti, ora giornalista inviata sul campo di battaglia. Sempre con lui, Garibaldi, ovunque. Ma presto conosce anche Mazzini e ne diventa amica e confidente, perché se in Garibaldi ammira l’uomo e il combattente, in “Pippo”, come lo chiamerà per sempre, lei vede il Maestro. Per lui terrà conferenze in Inghilterra, in America, in Svizzera, alla ricerca di fondi per la causa italiana. Con lei, spesso, Alberto Mario, conosciuto grazie a Mazzini, l’uomo della sua vita, che condividerà i suoi ideali ma che, anche quando non la approverà per timore di perderla, la amerà di un amore che è soprattutto rispetto per la sua libertà e le sue aspirazioni. Quando avrà sperimentato, dopo le lotte risorgimentali cui prende parte, anche la delusione per le immutate condizioni di vita della popolazione, intensificherà il suo lavoro di giornalista e biografa, occupandosi di grandi inchieste sul Meridione, anche grazie all’amicizia con l’intellettuale meridionalista Pasquale Villari. Oltre che prima inviata di guerra, in Italia di certo, per prestigiose testate inglesi e americane, Jessie White sarà quindi la prima meridionalista ad occuparsi dei quartieri poveri a Napoli, delle zolfatare siciliane, dei manicomi, delle condizioni delle carceri. A questa inglese, italiana d’adozione, non bella, mascolina, ma dal fascino impetuoso che le merita il soprannome di Miss Uragano proprio da parte di Mazzini, l’Italia non renderà giusto merito ( come peraltro a nessuna delle donne che “fecero” il Risorgimento) e di lei resta una targa, in via Romana a Firenze, dove visse:” Jessie White-Mario, inglese per nascita/per anima e per opere italiana/consolatrice di feriti sui campi di battaglia/storiografa dell’apostolato mazziniano e dell’epoca garibaldina”…
Paolo Ciampi, giornalista e scrittore toscano, non nuovo a questi ritratti di donne “dimenticate” a torto dalla storia ufficiale, regala ai lettori una storia appassionante  a metà tra saggio, biografia e romanzo su questa donna straordinaria, instancabile e coraggiosa, poco nota, che andrebbe invece annoverata tra gli eroi del nostro Risorgimento. Tuttavia, attraverso una raccolta attenta e accurata di documenti e testimonianze, lettere e diari ( materiale conservato soprattutto nell’Archivio del Vittoriano ), il romanzo offre un affresco efficacissimo dell’Italia dell’epoca e del clima di appassionato fervore che vi si respirava. Il racconto, poi, è impreziosito da pensieri, stralci, parole, citate dagli scritti dei protagonisti. Un libro, quindi, consigliato agli appassionati di storia e a chi ama riscoprire fatti e personaggi finiti tra le pieghe delle Storia e che meriterebbero ben altro posto. Bellissima la conclusione che Ciampi ci lascia alla fine delle avventure dell’eroina: “Poco importa che alla fine più che altro tramandi un mito: la leggenda del Risorgimento come slancio eroico, come epoca dell’entusiasmo e delle battaglie ideali”. Fosse solo per ricordarci che un tempo siamo stati questa leggenda, varrebbe la pena leggere questo libro.

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