In missione

In missione

Roma. Vincenzo Fenili ha un appuntamento ed è andato sul posto con largo anticipo, come sempre. Si guarda intorno, studia l’ambiente. È ciò cha ha fatto per trent’anni: analizzare il terreno, pianificare le proprie mosse e anticipare quelle dell’avversario, essere pronto a fronteggiare il nemico. Quando la persona dell’appuntamento arriva, Fenili la riconosce subito: è un burocrate appannato con cui ha avuto solo contatti telefonici. Ha una sola cosa da proporgli: il silenzio. Vincenzo Fenili, infatti, sa molte cose e ora è disposto a metterle su carta. Vuole pubblicare un libro che racconti la sua storia, la sua esperienza nel carcere-lager di Prey Sar; fare nomi e cognomi. Sono disposti ad offrirgli addirittura un lavoro tranquillo, da svolgere a casa, e un ottimo stipendio. Deve solo rinunciare a pubblicare il suo libro. Ma Fenili non è uomo che scende a compromessi. Per anni ha avuto a che fare con narcotrafficanti spietati e terroristi invasati; per anni ha rischiato la sua vita, trascurato affetti e annullato la propria identità. Solo ed esclusivamente per amore nei confronti del suo paese. Poi è stato abbandonato a sé stesso e ha passato un anno nell’inferno cambogiano, privato di qualunque cosa a causa del suo lavoro: l’agente segreto. Perché per anni Vincenzo Fenili è stato l’agente Kasper…

Dopo aver pubblicato con lo pseudonimo di Agente Kasper l’ottimo Supernotes, Vincenzo Fenili getta la maschera pubblicando col proprio nome In missione, un “docu-romanzo” scritto in prima persona che narra le vicende di colui che sotto copertura è stato il comandante Carlos e, appunto, l’agente Kasper. È il 1977 quando Fenili compie il suo primo lancio col paracadute; due anni dopo si arruola nell’Arma dei Carabinieri e nel 1980 consegue il brevetto di pilota d’aerei che gli apre le porte di Gladio, un’organizzazione paramilitare italiana di tipo “Stay-behind” nata durante gli anni della Guerra Fredda per contrastare un’ipotetica invasione dell’Europa occidentale da parte dell’Unione Sovietica. Successivamente ha operato sul fronte balcanico ed è diventato contractor del ROS, lavorando come agente sotto copertura, utilizzando la sua qualifica di pilota Alitalia, nelle importanti operazioni “Pilota” e “Sinai”. Poi la Cambogia, dove ha combattuto il riciclaggio internazionale e conosciuto l’inferno. In missione, dunque, è il racconto di una vita passato al servizio dello Stato italiano, di un sacrificio compiuto nel nome di un ideale, di un paese che utilizza i suoi uomini come pedine e poi li lascia a marcire in un lager, a migliaia di chilometri da casa. Trovano spazio in queste pagine, oltre all’esperienza personale dell’autore, le descrizioni dei meccanismi che muovono l’intelligence americana e visioni socio-economiche (“L’America è in guerra da sempre. Non si sono mai fermati: Seconda guerra mondiale, Corea, Vietnam, guerre per delega... Quando è venuta meno l’Urss si sono inventati il terrorismo. La loro economia si fonda sulla guerra”), il tutto raccontato attraverso una scrittura semplice e diretta, senza fronzoli. Perché, in fondo, Vincenzo Fenili, alias Agente Kasper, non è uno scrittore ma una spia (Once a spy, always a spy, dice nelle prime pagine); un uomo che ha vissuto esperienze incredibili e semplicemente si è messo a raccontarle. Un testimone.



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