Mister Butterfly

Mister Butterfly
Cosa succede quando il reparto psichiatrico dell'ospedale pediatrico deve essere chiuso per ristrutturazione? Succede che lo Stato è costretto a trovare comuni cittadini ai quali dare in affidamento quei bambini - per settecentocinquanta dollari mensili. Hoover Sears non è proprio un uomo comune. Vive solo, ed è un clown in decadenza, non certo per sue colpe. Videogiochi, tv e musica pop gli hanno rubato la scena; proprio a lui, l'inventore del naso bip-bip: due ingegnose narici che si dilatano al suono di una trombetta nascosta nel vestito da clown. Ma Hoover è un pagliaccio anche nella vita, gradevolmente imprigionato in una dimensione di fanciullezza, fatalmente solidale con quei bambini considerati ‘matti’, dei quali soltanto lui riesce a vedere (e a capire) la ricchezza interiore. Decide di adottarne quattro. Tremila dollari al mese sono una discreta somma per vivere dignitosamente tutti e cinque. Mickey: schizofrenico, alto, capelli neri, grandi occhi; mangia i lacci delle scarpe ed è solito dire con voce stridula “crepa”. Ralph: down, biondo, occhi azzurri; soffre di una disintegrazione della personalità che lo fa diventare aggressivo ed intrattabile per intere settimane. Tina: nata con le gambe al contrario per colpa di una gravidanza anomala, costretta su una sedia a rotelle; nessuna patologia mentale, la ragazza è dotata semmai di una pregevole intelligenza. Harold: ha paura di cose che solo lui può decifrare, alto, capelli castani, occhi allucinati; profondamente segnato dal trauma di essere stato da bambino quotidianamente legato e picchiato con un tubo di gomma dal padre. Un insieme di patologie e personalità dirette da un eccentrico maestro, il coach altrettanto matto di una squadra speciale; il sogno di un riscatto condiviso sulle note di “Un bel dì vedremo.”... 
Ancora stupiti dalla bellezza di Quando avevo cinque anni, mi sono ucciso - primo romanzo di Howard Buten, bestseller in Francia, alla terza edizione in Italia – Mister Butterfly risuona come la seconda traccia (la terza, in verità, perchè in mezzo c'è Il cuore sotto il rullo compressore) di un disco incantato. Non facciamo i furbi però, incantato nel senso di “incantevole”, non di “inceppato”. Buten narra, com'è nel suo stile, un universo innocente, incontaminato e imprevedibile, confinato, o meglio, al confine, con l'universo della malattia. Ed ecco che in Mister Butterfly la patologia mentale e l'essere bambino si alleano in quella che è una battaglia contro le certezze adulte. Ti chiederai dunque: siamo proprio convinti che il discrimine tra normale ed anormale sia quello al quale ci hanno abituati? Non siamo più saliti sul monte Taigeto, d'accordo, ma siamo davvero sicuri di non considerare in modo “spartano” ragazzi come Harold, Mickey, Tina e Ralph? Anche loro hanno diritto al gioco e in Mister Butterfly sarà un clown immaturo, complessato, incapace di amare una donna (nel senso in cui comunemente intendiamo l'amore) ad aprire il loro cuore segreto. “Perchè questo è un mondo in cui ci si divora a vicenda [...] e solo il cuore segreto sopravvive”. Nel 1997 uscì in Italia una canzone di Maurizio Lauzi – che spesso viene in mente del periodo natalizio – intitolata Il capo dei giocattoli. Molti la ricorderanno. Con voce cadenzata e leggermente rauca, Lauzi intonava:  “(…) perchè il capo dei giocattoli si ricorda di giocare/ e lo ricorda al mondo intero che non sa più come si fa”. Ecco, Hoover (e in Hoover c'è Buten) è un po' il capo dei giocattoli.

 

 

 

 
 
 
 
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