Modigliani il principe

Amedeo Modigliani o Dedo, come viene chiamato in famiglia, a undici anni si ammala di pleurite e nonostante i medici lo dichiarino senza speranza riesce a guarire. Dopo tre anni contrae il tifo e anche questa volta riesce a farcela. La tubercolosi, la più feroce, arriverà più tardi e pur non uccidendolo lo accompagnerà per tutta la sua breve vita. Il padre, un uomo attratto principalmente dalle sue miniere in Sardegna, è sempre lontano e Amedeo, ultimo di quattro figli, studia in casa con la madre Eugénie Garsin, che gli insegna a leggere i poeti, i filosofi, a far di conto e a parlare francese stimolandolo a inseguire i suoi sogni. Sente dentro di sé il fuoco dell’arte ma pensa, proprio a causa delle sue precarie condizioni di salute, di non avere abbastanza tempo per alimentarlo. La madre – che è una donna molto colta, raffinata che riesce a mantenere i suoi figli grazie ai proventi della scuola elementare, alle lezioni di francese e alle traduzioni – forgia l’ultimo figlio in modo da farlo diventare istruito, educato e sensibile. Ha un debole per lui “di tutti i figli il più amato” e lo convince che, per quanto possa essere breve la sua vita, vale la pena tentare qualcosa. “Vivere? E per quanto? Per il tempo che serve, non hai alternative”: Amedeo va allora a lezione nella bottega del Micheli, un pittore dell’epoca allievo del Fattori, un famoso macchiaiolo considerato da tutti un grande maestro, da cui apprenderà l’arte pittorica. Ben presto però si accorge che il modo di disegnare di questi pittori lo annoia fortemente. Frequenta Oscar Ghiglia, anche lui interessato alla pittura nonostante una vita molto difficile, infatti lavora al porto e arriva nello studio del Micheli spesso con le mani tagliate e le unghie sporche. Oscar è un uomo, ha otto anni in più di Amedeo, con lui il ragazzo inizia a frequentare i bordelli dove conosce la dolce Vivì che come tante è costretta a prostituirsi. Capisce che la vita è difficile per tutti ma impara che la nudità femminile può restituire verità anche alla pittura. Dopo un altro episodio di febbre con tosse e sangue la madre, per consolarlo, decide di portare Dedo a Firenze per qualche giorno per consentirgli di vedere le grandi opere d’arte…

Un romanzo dettagliato, che esce nelle librerie a ridosso del centenario della morte del grande pittore, basato su precise ricostruzioni del periodo e della vita di tanti artisti che hanno vissuto a Parigi nei primi del ‘900. Il Longoni utilizza lo stesso Modigliani e tutti gli altri personaggi che hanno gravitato attorno a lui per raccontare la sua vita e, in questo modo, non si legge una biografia ma una storia avvincente. Un romanzo monumentale ma fluido in quanto l’autore riesce ad appassionare e a catturare con le ambientazioni realistiche e i dialoghi. Riesce a far sentire fino in fondo l’anima bohemien di quei tempi, gli incontri e gli amori, la sensibilità di un artista sempre in lotta con la morte. Una scrittura scenografica che non stupisce, l’autore è infatti drammaturgo, regista e narratore, e con la versione cinematografica del suo dramma Naja nel 1997 si è imposto all’attenzione nazionale.

 


 

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