Molto mossi gli altri mari

L’estate è agli sgoccioli, ma nella baia di Santa Virginia i surfisti pazienti aspettano con ansia gli ultimi cavalloni da domare. Sono in spiaggia dall’alba con le loro tavole bianche o color legno, a godersi lo spettacolo di un mare che pian piano diventa ruggente, inquieto, mentre la temperatura precipita e il vento comincia a spazzare qualunque cosa. Silvia e Michele, come da tradizione, si godono la vista dalla terrazza del chiosco del Mariner, riparati da una duna a nord del promontorio. Lo stabilimento sotto di loro ha già ritirato tutto: ombrelloni, sdraio, lettini. Tutto è finito dentro il gabbiotto. La spiaggia si avvia verso la desolazione, come desolati sono i cuori di bambini e ragazzi che si salutano andando incontro all’inverno, sperando di rivedersi il prossimo anno. Silvia e Michele conoscono a memoria quei rituali, quella sofferenza che si prova ad abbandonare, seppur momentaneamente, la magia illusoria dell’estate. Anche i loro vecchi amici sono tra i surfisti in attesa sulla spiaggia: Guido con il suo ciuffo biondo e la sua nuova fidanzata spagnola; il Cicogna, leggerissimo, allungato sulla sua tavola; Margherita e Valentina, l’ultima, in ordine di tempo, ad entrare a far parte del loro gruppo della Baia: instancabile, salutista, impavida, sempre abbronzata, è quella tra loro che ha sempre incarnato perfettamente lo spirito del surf. In quell’ultimo giorno di agosto, il mare ha convocato tutti quanti, li ha fatti riunire anche se qualcuno non si vedeva in Baia ormai da anni: le previsioni parlano di una mareggiata di proporzioni epiche, a causa di due perturbazioni, una da nord e una da sud, che promettono di scontrarsi; finalmente potranno cavalcare le grandi onde che hanno sempre invocato fin da quando erano ragazzi. L’abbraccio tra Guido e Michele è forte, commovente, ripetuto, come se i due ragazzi volessero colmare il vuoto del tempo in cui non si sono visti. Mentre gli occhi di Silvia si posano con un misto di rimpianto e desiderio sul torace bagnato di Guido. Ci sono quasi tutti. Manca solo Micol. Senza di lei non è estate, dice Guido. E Michele non può che essere d’accordo. Lui, Micol, l’ha aspettata con ansia. Per tutte le estati, per tutta la vita. Silvia dice che quella sera arriverà anche lei, approfittando del fatto di essere tutti assieme per annunciare il suo imminente matrimonio...

Timido, cagionevole di salute, legato indissolubilmente al mare, diffidente verso la città; crede agli alieni, guarda spesso le stelle ed è convinto che ci sia un mostro nel lago di Acqua Madre: è Michele, il dolcissimo protagonista del romanzo d’esordio di Francesco Longo, un viaggio nostalgico nell’età più bella e sofferta, l’adolescenza, in un tempo nella quale essa si esprime al massimo della gioia e della spensieratezza, l’estate. L’estate che ogni anno porta i villeggianti alla Baia di Santa Virginia, dove Michele, abitante effettivo del luogo, diventa il perno attorno al quale ruota una comitiva di amici romani; ragazzi molto diversi tra loro, con una vita molto più eccitante ed agiata rispetto al nostro protagonista che – mentre Guido, Margherita, il Cicogna e gli altri, l’inverno studiano e vanno in giro per il mondo – preferisce immergersi nella vita tranquilla e sicura della Baia, faticando persino a prendere il treno per andare in città. Tra lunghe passeggiate in bicicletta, partite a ping pong, bagni, surf, gite in barca e feste sulla spiaggia, l’amicizia si consolida anno dopo anno, e fa capolino anche l’amore. Michele ama Micol, una moretta tutta ricci ed eleganza, ma non riesce ad esprimere ciò che prova: sono la sua reticenza a tirare fuori le emozioni, i suoi silenzi assordanti, il suo fallimentare tempismo a creare la tensione del romanzo, mentre l’idealizzazione del sentimento, e la struggente attesa del momento nel quale i due si potranno incontrare di nuovo, regala alla storia quel non so che di classico e senza tempo. La tempesta perfetta che si sta per abbattere sulla Baia, come in una sorta di “mercoledì da leoni”, ha il sapore dell’epilogo per Michele e gli altri; la descrizione intensa del mare increspato e minaccioso all’inizio del romanzo, ci suggerisce che sta per succedere qualcosa di fatale. Trovarsi tutti dopo anni di lontananza e domare insieme le onde tanto invocate, è un po’ come ingaggiare un’ultima battaglia con le proprie paure e le proprie insicurezze; un’ultima occasione per appianare vecchi rancori, confessare l’inconfessabile. E fare pace, soprattutto con se stessi: la giovinezza è pronta dunque ad infrangersi come onde epiche sugli scogli, spazzando via i vecchi sogni per fare posto a quelli nuovi.

 


 

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