Momenti di essere

Momenti di essere

Qual è il primo ricordo che si ha della propria vita? Virginia ci sta pensando. Nessa, sua sorella, le ha appena detto che, se non si decide a scrivere le sue memorie, presto diventerà così vecchia da non avere più le capacità per farlo. Allora Virginia ci riflette bene, su questa cosa dell’autobiografia. Sono tanti i ricordi che le affiorano improvvisamente alla mente, sono schizzi, sono pennellate veloci in un quadro che subito si colora, per poi tornare bianco, per poi ricolorarsi al successivo ricordo. Sono istantanee di vita. Quindi, rimugina Virginia, si pone il problema sia di quali eventi e aneddoti mettere per iscritto, sia di come farlo, perché molte sono le tecniche per scrivere un libro di memorie. Ma andiamo per ordine: se Virginia deve risalire ad una prima sensazione, ad una prima coscienza di sé e dell’ambiente circostante, eccola che si ritrova immediatamente a St Ives, mentre giace supina nel suo letto, in dormiveglia, la tenda che svolazza al ritmo della brezza, i colori e i profumi del mare. Su ordine di Molly MacCarthy, Virginia è stata incaricata di leggere alcune sue memorie per una serata al Club. Virginia pensa, con una certa autoironia, che ormai la sua vita è abbastanza noiosa, che quanto le è accaduto in passato probabilmente non interessa ad alcuno quindi, propone, perché invece di raccontare eventi esterni, ormai così rari e poco emozionanti, non si punta il riflettore verso l’interiorità, ben più ricca, e non si va a scandagliare un aspetto del proprio vivere? È così che nasce la domanda che Virginia pone a sé e agli altri membri del Club: sono una snob?

Questi scritti autobiografici – Scritti autobiografici è infatti il sottotitolo – , pubblicati postumi già nel 1977 (in Italia, per La Tartaruga) ed editi nuovamente quest’anno – con parti inedite – per Ponte alle Grazie con la curatela di Liliana Rampello, profonda conoscitrice e studiosa della scrittrice, sono commoventi. Si tratta di cinque scritti, cinque schizzi redatti tra il 1907 e il 1940 che raccontano di Virginia (1882-1941), della sua famiglia, della sua visione del mondo. Sono componimenti commoventi per la loro bellezza, perché ci permettono con estrema facilità, data la scrittura chiara e lineare, di intuire in Virginia una sensibilità fuori dall’ordinario che ha continua coscienza di tutto quanto le accade attorno, uno sguardo che illumina, quasi con violenza, ogni piccola piega del quotidiano. Sono commoventi perché, conoscendo la vita drammatica della scrittrice (morta suicida ficcandosi delle pietre in tasca e gettandosi nel fiume), quando leggiamo quelle poche, pochissime righe che si riferiscono alle violenze del fratellastro, la lettura si fa difficile, per la rabbia e la tristezza. E non può che farci riflettere il ritratto che Virginia fa del padre, dei suoi moti di rabbia e di profonda disperazione, specie dopo la morte della seconda moglie, madre della scrittrice. In realtà, la commozione è dovuta al fatto che, nonostante tutto, i suoi scritti sono davvero ironici, brillanti, mai drammatici. Deve essere stata una donna pazzesca, Virginia, un miscuglio di dolore e di entusiasmo, di forza e di debolezza. Anche se, per qualche motivo, non siete appassionati dei romanzi di Virginia Woolf, questo è un volume imprescindibile, da non lasciarsi sfuggire, non solo perché è letteratura, alta, ma anche perché ne emerge la figura di una donna meravigliosa.



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