Monaco

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Londra, 27 settembre 1938. Hugh Legat del servizio diplomatico di Sua Maestà presso il primo ministro, dopo essere stato ripreso in modo risoluto per aver abbandonato il suo ufficio poche ore per incontrarsi con la moglie Pamela, viene incaricato di registrare l’incontro tra Chamberlain e i capi di Stato maggiore in rappresentanza della marina, dell’esercito e dell’aereonautica. L’Europa è in subbuglio, Hitler sta per mobilitare il suo esercito in Cecoslovacchia per risolvere la questione dei Sudeti e se la Francia interverrà contro il Führer, l’Inghilterra non potrà astenersi dal fare la sua parte rispettando l’alleanza. Ma durante l’incontro il primo ministro viene informato della condizione precaria delle forze militari inglesi; a differenza della Germania, dove il dittatore ha investito per lungo tempo in armamenti, l’Inghilterra ha bisogno ancora di altro tempo per prepararsi alla guerra, che invece rischia di scoppiare tra pochi giorni. Chamberlain si incontra anche con i maggiori rappresentanti della forze politiche e diplomatiche, compreso l’ambasciatore Horace Wilson appena di ritorno dalla Germania, dove ha avuto la temerarietà di dire al Führer che in caso di attacco da parte della Francia l’Inghilterra dovrà appoggiare il suo alleato. Nel frattempo Legat prepara il discorso che il primo ministro reciterà in diretta alla BBC. Contemporaneamente a Berlino Paul von Hartmann dello staff del ministro Ribbentrop, compagno di studi di Legat a Oxford, comunica all’Inghilterra la risposta di Hitler che non lascia alcuna speranza per la pace, ma prima di consegnarla ne scrive una copia trasgredendo alle regole per favorire la cospirazione contro il dittatore. I destini di Legat e von Hartmann si incroceranno alla conferenza di Monaco…

Robert Harris si cimenta ancora una volta nel romanzo storico, con un’opera che rivela i retroscena nei palazzi del potere in uno dei momenti cruciali della storia del secolo breve, la Conferenza di Monaco che rinviò l’inizio della seconda guerra mondiale di un anno. I politici, i diplomatici e le alte gerarchia militari vissero la crisi del settembre 1938 come se stessero partecipando a un grande gioco, senza curarsi minimamente delle conseguenze che le loro scelte avrebbero avuto sul futuro della popolazione. Quello di Legat e von Hartmann appare un mondo rigidamente gerarchizzato, dove chi detiene la facoltà di decidere pensa principalmente a non intaccare la sua immagine di fronte alla massa, anche quando in realtà quest’ultima esprime il suo dissenso in modo palese. È quanto accade al Führer quando il 27 settembre annuncia la volontà del regime di attaccare l’esercito ceco di fronte a un pubblico, che si iniziava a chiedere se veramente Hitler potrà rivendicare l’orgoglio tedesco. Il tema centrale è la fedeltà alla patria ed è il dilemma di von Hartmann che si spinge fino al tradimento. Haris narra vicende che giocarono un ruolo centrale nel futuro dell’Europa con uno stile romanzato, soffermandosi sui comportamenti dei suoi personaggi, ridicolizzando i capi di stato - come Chamberlain che dopo l’intervento alla BBC, invece di essere preoccupato per l’imminente conflitto, chiede ai presenti se ha fatto una bella figura - rivelando la reale condizione economica dei burocrati minori come Legat, che vive in una casa umida nei pressi del Tamigi. Un romanzo divertente ma che allo stesso tempo spinge a riflettere sulla realtà storica, fin dalla citazione iniziale della frase dove Hitler ammette “Saremo dovuti entrare in guerra nel 1938”.



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