Monster planet

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Deserto egiziano, 12 anni dopo che la Terra è diventata un inferno popolato di morti viventi scatenati. A bordo di un elicottero militare, una squadra di soldatesse somale guidata dalla carismatica Ayaan sta sorvolando un esercito di zombi che sembra dirigersi minacciosamente verso uno dei pochi avamposti umani rimasti. La giovane sensitiva Sarah, scandagliando la massa urlante, scopre l'incredibile: l'esercito è fatto di morti viventi ma anche di vivi armati fino ai denti, ed è guidato da un lich, cioè da uno zombi che ha conservato integra la sua intelligenza e ha sviluppato dopo la morte poteri psichici sovrumani. Ma non guidato da un lich qualsiasi: addirittura dal mitico Zarevič, il lich più potente di tutti. Di lui si sa solo che è passato dal coma per un incidente stradale alla morte durante l'Epidemia, che è (era?) un ragazzino dall'età apparente di circa 12 anni e che viene considerato dagli zombi come un vero e proprio Messia. Ayaan tenta di condurre le soldatesse sul punto in cui si trova lo Zarevič per decapitare quell'orda sanguinaria, ma l'idea fallisce: molte muoiono, lei viene catturata e Sarah fugge con pochi superstiti alla base. Qua però viene contattata da un ghoul posseduto dal suo vecchio mentore-zombi Jack. Vuole che lei incontri la antichissima mummia di Tolomeo, che a quanto pare ha un conto in sospeso con lo Zarevič...
Con il terzo e conclusivo capitolo della sua saga dedicata agli zombi (anche questo come i precedenti pubblicato prima on-line e poi su carta) David Wellington tenta un'operazione coraggiosa: distaccarsi il più possibile dai luoghi comuni del genere (che invece abbondavano soprattutto nel secondo romanzo della trilogia, molto back to the basics) e creare qualcosa di totalmente nuovo. Tra antiche mummie senzienti, superzombi dalle menti raffinate, magia, esoterismo e guerriere somale con mitra grossi così l'obiettivo può davvero dirsi centrato. Almeno in teoria, perché governare un plot simile si rivela una sfida improba, forse troppo ardua per una penna acerba come quella di Wellington. Inoltre i link al primo romanzo della serie sono dati troppo per scontati, e questo – unito alla evidente voglia di strafare del giovane autore – rende la lettura esercizio a tratti faticoso.

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