Montaillou

Montaillou è un piccolo villaggio che domina l’altopiano d’Aillon; tra il 1318 e il 1325 un castello, di cui oggi rimangono solo ruderi, guarda dall’alto le case che degradano lungo il colle “spesso contigue ma a volte separate l’una dall’altra da orticelli in cui scorrazzano illegalmente maiali, da cortili e da aie”. È un agglomerato non fortificato, in caso di pericolo bisogna correre a ripararsi fra i bastioni della fortezza ma il gruppo di case rivolte a valle è così fitto, i muri così vicini che formano quasi una difesa naturale contro il nemico. Il territorio montalionese è molto elevato e freddo: i 1300 metri di altitudine permettono solo la coltivazione di granaglia, avena e frumento in particolare, che sono a malapena sufficienti al sostentamento dei parrocchiani sempre che il tempo sia clemente e l’annata buona. La vita quotidiana è scandita da ritmi ben precisi e da ruoli consolidati negli anni: “l’uomo ara, taglia il grano, coglie le rape; va a caccia e anche a pesca perché i torrenti rigurgitano di trote e i boschi brulicano di scoiattoli e di galli cedroni. Il ragazzo custodisce il gregge paterno. La donna ha cura dell’acqua, del fuoco, dell’orto, delle fascine, ripara la vassoia, lava i piatti alla fontana, va alla mietitura con un pane sulla testa, in compagnia dei migranti. Soprattutto da giovane, è trattata duramente”. Una comunità povera, dunque, in cui la mancanza di denaro è cronica e gran parte degli scambi avvengono con il baratto o tramite oggetti dati in pegno. È su questo piccolo e povero villaggio che tra il 1318 e il 1325 posa gli occhi il tribunale dell’Inquisizione a capo del quale c’è Jacques Fournier, vescovo di Pamiers e futuro Papa Benedetto XII...

Emmanuel Le Roy Ladurie non solo è considerato uno dei più importanti storici francesi moderni ma è anche massimo rappresentante di un particolar modo di procedere nella ricerca storiografica: a partire dai documenti scritti – nella fattispecie il Registro dell’Inquisizione di Fournier – Ladurie ricostruisce minuziosamente la vita quotidiana, le credenze e il modo di organizzarsi di un’intera comunità. Questo piccolo villaggio diventa il trampolino di lancio per la carriera di Jacques Fournier, “prelato lucido, divorato da zelo inquisitorio” che appartiene alle nuove élite occitaniche che assumeranno ben presto il controllo del papato avignonese. Il futuro Papa Benedetto XII è implacabile: usa poco la tortura, ma interroga a lungo i poveri abitanti di Montaillou, per “braccare in mezzo a loro l’eresia catara o anche soltanto la deviazione rispetto al cattolicesimo ufficiale”. Uno zelo che gli vale le congratulazioni di Papa Giovanni XXII perché non solo la caccia agli eretici manda al papato una buona dose di indulgenze ma anche perché Fournier ha saputo aggravare il peso delle decime agricole, applicandole persino alla produzione dei formaggi, delle rape e dei navoni, tutti prodotti fino ad allora esenti. Un saggio corposo con una ricca bibliografia, ma godibilissimo e che si legge d’un fiato come un romanzo, completamente immersi nell’atmosfera di un piccolo villaggio del 1300, tra superstizioni, credenze popolari e il terrore dell’Inquisizione.



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