Morte ai vecchi

In una città senza nome e in una sorta di presente parallelo plasmato dalla cibernetica e dalla tecnologia, gli individui nati nella metà del Ventesimo, grazie ai progressi della scienza e della farmaceutica che riescono a mantenere i loro corpi prestanti e le loro menti attive, hanno scelto di non abbandonare le posizioni societarie e di potere guadagnate nel tempo, occupando i posti di lavoro senza permettere un ricambio generazionale. Questi “maivecchi” non si ammalano più, stentano a morire, a discapito delle nuove generazioni private di un futuro e che, per questo motivo, avrebbero tutte le ragioni per dichiarare una guerra intergenerazionale. Ed è quanto sembra accadere in questa metropoli dove Isidoro, un anziano solitario, vive. I primi massacri di anziani ad opera di bande giovanili appaiono dapprima come casi isolati, diventando velocemente crimini quotidiani e quasi virali. La verità, però, è molto più complessa. C’è di mezzo un misterioso psicofarmaco chiamato KapSoul, da poco testato su alcuni giovani volontari dalla Inside, un’azienda leader nel mercato farmaceutico alla quale si contrappone la Māyā Unlimited per la conquista del mercato del benessere. E poi c’è proprio Isidoro, che di vivere per forza non avrebbe nessuna voglia, e sua figlia Federica, creatrice del principio attivo del KapSoul, da poco morta suicida. Insieme a loro, un corollario di personaggi ambigui ed estremi, che subiranno l’onda d’urto degli effetti di una medicina che prometteva grazia, ma che invece sta regalando morte…

Massimiliano Geraci, esperto di cultura psichedelica e pop surrealismo, e Franco “Bifo” Berardi, scrittore e filosofo nonché agitatore culturale con Morte ai vecchi mettono in scena un universo ‒ non solo un mondo ‒ adulterato dalla sperimentazione chimica, che sia a scopo di bellezza o farmaco di lunga vita. In questa società immaginaria i rapporti sociali, soprattutto tra i giovani, non esistono più, trasformati in connessioni molto simili a chat e caselle vocali senza interazione, che si esprimono su livelli separati. Persino il sesso si è ridotto a mera competenza, come uno skill freddo e privo di piacere. E poi ci sono webcam armate, che permettono a un bambino di sparare a un ignaro passante di Mosul, centri benessere ambigui, città dei giudici e tanto altro. Il mondo creato dai due autori è saturo, come un disco fisso senza quasi più memoria. L’idea, angosciante e spaventosa, di un’onda che si propaga incontrollata centra il bersaglio, ci coinvolge anche se alcuni passaggi restano troppo criptici ed ermetici, comprensibili forse solo agli appassionati di psichedelia e surrealismo. Citazioni dantesche, ponti algoritmici tra la realtà e un universo à la Matrix, voli spaziotemporali fino alle foreste sudamericane abitate dagli sciamani, pur spiegando la storia a volte spiazzano e spaventano per la troppa complessità. Un’opera comunque particolare, decisamente fuori dal coro dei filoni oggi più comuni e quindi degna di nota, che alla fine ci porta a riflettere sulle conseguenze di un’estremizzazione tecnologica e del benessere sociale.

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