Morte di un ex tappezziere

Morte di un ex tappezziere

Attento a quel che desideri perché potresti ottenerlo, dice il proverbio. Ma l’Amedeo Consonni evidentemente non ha prestato la dovuta attenzione. Ex tappezziere, appassionato di intrighi e misteri, incredibilmente e involontariamente abile nell’arte del fraintendimento e nel complicare situazioni banali fino all’inverosimile, è stato temporaneamente “abbandonato” dalla vicina di casa nonché fidanzata Angela che è corsa in Belgio a togliere dai guai la figlia Giulia. In agguato il più classico dei cliché: pensionato benestante che si innamora della giovane e bellissima barista dell’est – risulterà poi essere in realtà una prostituta di alto bordo – che deve essere salvata dagli orrendi individui che la sfruttano. Mentre il Consonni si scervella cercando il modo migliore per liberare il suo giovane amore senza metterla in pericolo, nella casa di ringhiera come gli anelli di una catena si incastrano una serie di eventi che, sfortuna vuole, si adattano perfettamente a quelle che potrebbero essere le ritorsioni dei “proprietari” della ragazza, ben decisi a non lasciarsi sfuggire il capitale. Gianmarco e Margherita Giorgi, due fratelli preadolescenti che hanno già ampiamente dimostrato di avere delle menti criminali (che nella loro beata ingenuità non riconosco come tali), rubano il mestiere e soprattutto la droga a due pusher minorenni e clandestini che, dalla vicina via Padova, hanno trovato nella corte una base perfetta per nascondere la merce. Gli appartamenti del caseggiato vengono tutti perquisiti da ignoti che non rubano nulla, strani personaggi ‒ compreso il cane dell’amata Svetka ‒ vanno e vengono creando un notevole scompiglio. Una confusione tale da coinvolgere la polizia e che sfocerà in una tremenda sparatoria che ahinoi, porterà alla morte del tappezziere…

Fin dal titolo si direbbe che la saga iniziata con La casa di ringhiera sia giunta alla sua conclusione, ma dovessi metterci la mano sul fuoco io non lo farei. Dopo un paio di romanzi della serie leggermente sottotono rispetto agli altri, Francesco Recami ha tirato fuori l’artiglieria pesante. E se gli affezionati lettori sono abituati alle follie del tappezziere e dei suoi strampalati coinquilini della casa di via*** a Milano, stavolta resteranno stupiti dal micidiale intrigo che è stato imbastito. Di vecchi benestanti – si fa per dire, visto che il povero Consonni ha poi solo sessantacinque anni – raggirati da giovani belle e disinibite che puntano ai soldi è pieno il mondo, ma nella sua integrità morale il poveretto non viene raggirato, è consapevole che il suo innamoramento non potrà essere ricambiato (sebbene si abbandoni un po’ al sogno), eppure decide che per provare quella sensazione vale la pena rimetterci: sì, anche la vita. Fondamentale il ruolo che ogni coinquilino più o meno consciamente svolge perché coinvolto in qualche modo. La finta paralitica che da anni e anni vive di una ricca pensione che non le spetterebbe ha “assunto” in nero il Giorgi, che nella casa di ringhiera non ci dovrebbe stare per i problemi pregressi con l’alcool; la moglie Donatella e i suoi due figli più o meno inconsapevoli spacciatori, i peruviani abusivi che si danno il cambio con gli orari e nessuno riesce a sapere quanti sono… e non dimentichiamo il Luis, ex tassista che per qualche (tanti) euro, si presta a tornare in servizio pur di portare in giro la sua BMW. Un concatenarsi di eventi e coincidenze che solo un grande autore poteva mettere insieme senza perdere un filo della leggerezza e l’ironia che contraddistinguono da sempre questa serie. Unico neo del romanzo: per goderselo appieno è bene avere letto i precedenti.

 

 

 

 
 
 
 

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