A morte lo shogun

A morte lo shogun
1603. Ieyasu ha preso il potere da poco diventando l'unico e incontrastato Signore del Giappone. Se prendere il potere non è stato facile, ancora più difficile è mantenerlo. Lo shogun è sfuggito a un attentato mentre andava a caccia con i suoi samurai. Adesso sta facendo visita al cantiere del suo nuovo castello a Edo, l'antica Tokio. Le misure di sicurezza sono imponenti, tra la folla di curiosi c'è anche Matsuyama Kaze, un ronin (i ninja caduti in disgrazia) che si fa passare per artista da strada. Kaze infatti, che era al servizio della famiglia rivale di Ieyasu, sta cercando la figlia della sua vecchia Signora che ha giurato di proteggere. All'improvviso uno scoppio. Uno dei consiglieri dello shogun cade a terra morto. Il Signore del Giappone è vivo per miracolo. Una guardia aveva notato quello strano artista di strada tanto abile con la katana. Viene spiccato un mandato di cattura per il pericoloso assassino Matsuyama Kaze...
La parola “Giappone” richiama inevitabilmente immagini di natura, di boschi silenziosi e ruscelli mormoranti, ma anche di samurai e di duelli all'ultimo sangue. E' questo il mondo in cui ci proietta Dale Furutani (classe 1946), uno scrittore americano di origini giapponesi (la sua famiglia emigrò quando Dale era ancora in fasce dall'isola di Oshima alle Hawaii). Un romanzo bipolare, che sembra nutrirsi proprio di questo mix tra naturalezza e armonia giapponese (almeno del Giappone ritratto nel libro, quello del 1603, non certo quello più occidentalizzato di oggi) e tensione e adrenalina all'americana. La scrittura alterna sapientemente momenti riflessivi a parti di pura azione. Dale Furutani è capace di passare da uno stile fatto di lunghi dialoghi e accurate descrizioni paesaggistiche a frasi brevi e ritmi veloci, come un vero samurai sa essere saggio e spietato quando serve. A morte lo shogun costruisce sulla storia con la S maiuscola una vicenda di fantasia che, in quanto a capacità di catturare l'attenzione del lettore, non ha niente da invidiare ai noir più riusciti. Nella Edo del 1603 si muovono un infinità di personaggi che l'autore riesce a vivificare grazie a una caratterizzazione a tre dimensioni. Anche le comparse rimangono impresse nella mente dello spettatore, come il burattinaio nella piazza di Edo o la matrona del bordello della città. Ma il vero protagonista della storia e il samurai Matsuyama Kaze. Delle sette regole del Bushido (il codice d'onore dei Samurai) quella che lo descrive più fedelmente è la “gentile cortesia”: "I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini" (da Wikipedia). A morte lo shogun è capitolo conclusivo di una trilogia che ha per protagonista proprio il samurai Kaze. Ma niente paura, i romanzi sono stati scritti per essere letti oltre che di seguito anche separati.

 

 

 

 
 
 
 
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