Morte nel giardino di Socrate

Atene, 408 avanti Cristo. Corre l’anno del governo di Alcibiade ed è in corso la guerra contro Sparta. Nicomaco, capo degli arcieri (i bravissimi toxòtai) e responsabile dell’ordine pubblico, è convocato dallo stratega in persona per un’annosa questione: Periandro, campione olimpico, di famiglia ricca, potente e filo-oligarchica, è stato assassinato. La sua morte, gli spiega Alcibiade, è un grave pericolo per la democrazia ateniese, in quanto i nobili – Crizia su tutti – non tarderebbero ad incolpare il governo vigente e a progettare un colpo di stato. Il compito di Nicomaco è molto semplice: indagare e trovare il o almeno un assassino, possibilmente filo-democratico. Per la riuscita delle indagini il capo dei toxòtai avrà a disposizione mille dracme e, soprattutto, l’aiuto di Anaxos, il capo delle spie. Il punto di partenza delle ricerche di Nicomaco è il luogo dove Periandro è stato ucciso, ovvero Porta Itonia, ma il sopralluogo si conclude con un nulla di fatto: nessuno ha visto o sentito nulla. Decide allora di recarsi a casa di Periandro per fare qualche domanda ai genitori e per dare un’occhiata al corpo: ad accoglierlo c’è Crizia, che lo squadra con diffidenza, lasciandolo però poi entrare. La conversazione con il padre e la madre di Periandro si rivela infruttuosa, mentre l’autopsia, eseguita dal celeberrimo Ippocrate di Coo, rivela la causa della morte del giovane: ad ucciderlo non è stato un colpo in testa, bensì un frammento del pamphlet oligarchico de La Costituzione degli Ateniesi che gli è stato infilato a forza giù per la gola, soffocandolo…

l giallo storico è un genere che ha preso piede negli anni ’70 del Novecento e che vede tra i suoi maggiori esponenti la canadese Margaret Doody e la sua serie Aristotele detective per quanto riguarda l’epoca greca, mentre autori come Haefs e Comastri Montanari hanno animato l’epoca romana. Morte nel giardino di Socrate è un romanzo che appartiene di diritto a questa categoria, sebbene il protagonista del libro non sia un personaggio storico (peculiarità pressoché costante di questo genere). Nicomaco tuttavia, nell’arco del racconto (408-403 a.C.) si ritrova ad incontrare numerose personalità (da Socrate a Crizia, da Alcibiade a Platone, da Lisia a Trasibulo) che mano a mano vengono analizzate e giudicate, rivelando così inevitabilmente il punto di vista dell’autore. Particolarmente interessante è la seconda metà del romanzo, incentrata sull’anno di governo dei Trenta Tiranni (404-403 a.C.): dal primo volume del saggio di Popper La società aperta e i suoi nemici, avente titolo Platone totalitario, si sviluppa l’idea di questo debuttante romanziere-avvocato tedesco. La vita e la socratica ricerca della verità di Nicomaco non sono che un pretesto per trattare uno dei periodi più bui della civiltà culla della democrazia: esse permettono a Sascha Brest di porsi due quesiti fondamentali, il primo in maniera esplicita, il secondo in maniera implicita. Com’è stato possibile il passaggio così improvviso dalla democrazia alla tirannia? Qual è il fil rouge che connette tutte le dittature? Seppur con qualche imprecisione storica – dovutamente segnalata nella postfazione – Morte nel giardino di Socrate tenta di rispondere a questi interrogativi.

 


 

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