Moshi moshi

Moshi moshi
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Il papà di Yoshie viveva di musica. Faceva il tastierista per diverse band, a essere precisi. Per questo la sera rincasava sempre tardi e a casa ci rimaneva sempre molto poco. Però Yoshie adorava il modo in cui lui si scriveva le cose da fare sul dorso della mano per ricordarsele, oppure il modo in cui si impegnava a mangiare fino all’ultima briciola i manicaretti che lei gli cucinava. Finché un giorno il papà di Yoshie uscì di casa e non tornò più. Trovarono il suo cadavere in un bosco, di fianco al corpo di un’altra donna, una donna che non era la madre di Yoshie. Doppio suicidio, dissero gli inquirenti. Proprio quel giorno, il papà di Yoshie aveva lasciato – o dimenticato, chissà – il cellulare a casa. Un paio di anni dopo Yoshie trova lavoro in un ristorante francese e se ne va a vivere in un minuscolo appartamento in cui non può accendere insieme il phon e la luce altrimenti salta la corrente, ma che sente davvero suo e nel quale vuole ricominciare da capo. Un giorno, però, le piomba in casa la madre. Indossa una t-shirt che prima non avrebbe mai indossato. “Nella casa vecchia vedo il fantasma di tuo padre, posso rimanere qui per un po’?”, chiede a Yoshie. Lei all’inizio oppone un po’ di resistenza, poi capitola. Nel minuscolo appartamento, madre e figlia iniziano così a convivere...

“Moshi moshi” è il saluto che usano i giapponesi quando rispondono al telefono. Corrisponde, più o meno, al nostro “Pronto”. Sono le parole che la protagonista, Yoshie, ripete quasi ogni notte, quando sogna di rispondere a suo padre che la chiama al telefono – quel telefono che lui, quella sera maledetta, aveva lasciato o dimenticato a casa. I temi cari alla scrittura di Banana Yoshimoto tornano alla carica in questo romanzo intenso e delicato. La vita, la morte, la famiglia. La storia si apre a suicidio già avvenuto: il padre di Yoshi è morto, lei e la madre sono appena uscite dalla fase più tragica della vicenda e, ognuna a modo suo, provano a rimettere insieme i cocci della loro esistenza. Ancora non lo sanno, ma l’elaborazione del lutto – e soprattutto del dolore – sarà un percorso lungo e difficile, sul quale si sono appena incamminate. La convivenza in una nuova casa, all’inizio disdegnata da Yoshie, le aiuterà in questa impresa. Yoshie e la madre sono due donne sole: sole con se stesse, sole con il proprio dolore, ma forti l’una per l’altra e l’una grazie all’altra. Con il suo inconfondibile stile ordinato e silenzioso, deliziosamente giapponese, Banana Yoshimoto costruisce una storia impeccabile, precisa e reale.



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