Mosquitoland

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Lasciare l’Ohio per il Mississippi non è stato facile per Mary Iris Malone (o semplicemente Mim, come si fa chiamare). La sua famiglia, come a volte succede, si è sfaldata e a lei è toccato trasferirsi in un’altra casa, in un altro Stato, con suo padre e la sua matrigna. La convivenza non è facile, soprattutto con quella donna che ai suoi occhi non rappresenta altro che il Male che le ha impostato una “suoneria speciale” melensa solo per fingere un rapporto di affetto che non esiste. Un giorno viene convocata all’ufficio del preside, dove, tra gli occhi preoccupati di adulti poco empatici, viene a sapere che sua madre, rimasta a Cleveland dopo la separazione, sta combattendo contro una grave malattia. Mim non ne era a conoscenza e i silenzi che la circondano le fanno dubitare di tutto quello che le viene detto, o meglio non detto. Il telefono della madre risponde sempre con un laconico messaggio e lei si convince che l’unica cosa da fare è partire in solitaria per raggiungere la persona che più ama al mondo. Da un barattolo di caffè in cui la matrigna raccoglie banconote da venti prende tutto quello che trova: quasi novecento dollari; l’importo giusto, forse, per una traversata degli Stati Uniti in autobus, quel Greyhound che smuove l’America che vive con un certo budget. Il suo è un percorso di millecinquecento chilometri che sa di dover fare. Si elegge, quindi, “Cazzutissima Salvatrice di Madri” e parte per un’avventura che deve vivere da sola. Gli incontri sulla strada sono tanti, i passeggeri sono disparati e a volte disperati, con storie piene di sogni, solitudine e follia, proprio come lei…

David Arnold è uno scrittore con velleità da musicista ‒ o un compositore prestato alla scrittura, non è facile capirlo vedendo il suo sito ufficiale ‒, che riesce a raccontare una storia di un’adolescente con gli occhi e il linguaggio di un’adolescente. A tratti l’esistenza di questa ragazza problematica (che si autodefinisce “una collezione di bizzarrie”) può apparire leggermente stereotipata, ma lo sguardo tenero con cui la storia evolve è forse l’elemento più affascinante della lettura. I racconti che Mim fa delle soste o dei suoi compagni di viaggio non possono non ricordare un qualsiasi viaggio fatto in autobus: la donna anziana che cerca di attaccare continuamente bottone, la mamma che allatta il figlio, il ragazzo che mangia puzzolenti snack al formaggio o il blogger che indossa ciabatte di Bugs Bunny per attirare l’attenzione. Un viaggio su un autobus rappresenta per una ragazza dell’età di Mim un percorso movimentato verso la consapevolezza, un modo, forse lento e tortuoso, per conoscere meglio se stessi. I pensieri vengono raccolti su un diario, così come i sogni che a volte la fanno balzare dallo spavento. Sua madre non sta bene e lei non riesce a mettersi in contatto con lei. Basta questo per chiarire lo stato d’animo con cui occupa il sedile a lei assegnato. I capitoli annunciano i chilometri fatti e aiutano nel creare quel senso di aspettativa che vive Mim mentre si avvicina all’agognata meta. Un romanzo decisamente adolescenziale, tradotto molto bene da Marco Drago, che ha saputo mantenere le sfumature colorite di una teen americana.



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