Mrs. Poe

Mrs. Poe
New York, 1845. Frances, giovane poetessa, ha fatto davvero un colpo di testa quando ha sposato il pittore Samuel Osgood; nemmeno dopo il matrimonio lui ha rinunciato a passare da un’avventura all’altra con tutte le donne che sceglie di ritrarre. Non ha quindi esitato nemmeno a lasciarla in una stanza d’albergo e a scomparire, perso dietro qualche sottana, costringendola ad accettare con le sue bimbe l’ospitalità dei coniugi Bartlett. Editori gentilissimi e colti, loro la introducono nella migliore borghesia americana dell’epoca, ed è proprio durante un salotto letterario presso una delle amiche della coppia che Frances lo incontra la prima volta. Edgar Allan Poe è l’ospite d’onore, da poco ha pubblicato Il corvo e la sua fama inquietante lo precede ovunque. Non sono pochi gli artisti presenti, compreso il poeta Walt Whitman e Stephen Pearl Andrews, il teorizzatore del Libero Amore, ma le attenzioni di tutti sono puntate, come fosse una calamita, su quell’uomo elegante dagli occhi scuri e profondi, avvolto da una strana aura enigmatica e terribilmente affascinante. Lo accompagna la giovanissima moglie Virginia, dall’aspetto tanto fragile e delicato. È proprio lei, viene a sapere Frances qualche giorno dopo, che vuole incontrarla a casa loro. Ed è durante quell’incontro che succede. “ Lui cercò il mio sguardo. Il tempo si fermò di colpo. Ci scrutavamo a vicenda […] impauriti da ciò che stava nascendo dentro e fra di noi”…
Diciamolo subito: la storia d’amore non è a lieto fine. E trattandosi di una storia vera - benché naturalmente romanzata in certi tratti - non si può dire che affermandolo si rovini la sorpresa. Ma la vicenda dei due protagonisti (la figura del Maestro del brivido più amato di tutti i tempi è delineata con abile maestria!) e il loro amore impossibile e tormentato sono raccontati in maniera così delicata e appassionata da affascinare il lettore e trascinarlo inesorabilmente attraverso le quasi 400 pagine del libro. È quello che accade quando l’autore è talmente bravo da stregare più con il sottinteso, con la tensione erotica (in senso lato) costante che con le parole esplicite. La coerenza con la cornice ottocentesca (piacevolmente illustrata nelle descrizioni di ambienti, strade, abiti) rende apprezzabili gli sfioramenti delle mani che provocano brividi, credibile la sensualità dei baci che si interrompono a fior di labbra, deliziosi gli imbarazzi degli sguardi abbassati all’improvviso per celare il desiderio. L’americana Lynn Cullen, apprezzata autrice di libri per ragazzi, scrive insomma un romanzo che non tradisce le aspettative che fa intravedere fin dalle prime pagine. La narrazione in prima persona non dispiace e si mantiene sempre fluida e scorrevole; i personaggi, compresi i minori, tutti realmente esistiti, sono delineati con attenzione e finezza psicologica. Imperdibile per chi ami il romanzo “in costume” o vittoriano e le belle storie d’amore, e talvolta si lasci andare a sognare su quelle impossibili e quindi, per questo, eterne.

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