Muori ancora

Muori ancora

Luis Muniz fa il postino e di solito non si preoccupa se la posta si accumula per un giorno o due. Ma al quarto giorno in cui la cassetta della posta di casa Gott, in Sanborn Avenue, rimane strapiena, comincia a pensare che qualcosa non vada. Quando si avvicina alla casa, la scena che vede dalla finestra è agghiacciante. Bruno, l’allegro e giovale golden del padrone di casa, ha in bocca un dito. Brutto spettacolo anche per Jane Rizzoli, detective della Omicidi di Boston. La casa è praticamente una galleria di teste impagliate, animali esotici di tutti i tipi. Il morto era decisamente un appassionato di caccia grossa e qualcuno gli ha fatto fare la fine degli animali che amava cacciare. O almeno così sembra. Non si sa infatti per certo se il corpo nell’appartamento sia quello di Leon Gott, il padrone di casa. Chi l’ha ucciso lasciandolo appeso e sventrato si è premurato di portarsi via la testa. Maura Isles, l’anatomopatologa storica amica di Jane fa un’ulteriore inquietante scoperta: nel bidone dove l’assassino ha riversato le viscere dell’uomo ci sono due cuori e quattro polmoni. Le indagini congiunte della coppia Rizzoli-Isles arriveranno fino nel cuore dell’Africa, nel Botswana, dove forse tutto ha avuto inizio…

Pur essendo ormai all’undicesimo romanzo con protagoniste Rizzoli la detective e Isles l’anatomopatologa, diventate amiche nel corso delle tante indagini portate avanti insieme, la Gerritsen riesce a mantenere alto il livello. Il plot giallo è sempre ben costruito, in questo romanzo in particolare l’intreccio che dal passato e da un altro continente allunga la sua ombra ai giorni nostri è davvero di alta qualità. Ricco di colpi di scena e di depistaggi, riesce comunque a soffermarsi molto sul ritrovato rapporto fra le due donne, la cui amicizia aveva subito una battuta d’arresto qualche romanzo fa. Unica nota stonata, il feeling un po’ assurdo che Maura instaura con uno dei due gatti del morto: se lo porta a casa, salvo poi passare con disinfettante e stracci ovunque il gatto – descritto tra l’altro secondo stereotipi leggermente tirannico e interessato solo al cibo – posi le sue zampette. Belle le descrizioni del safari da cui la vicenda nasce: l’Africa rimane per la maggior parte della gente un continente misterioso e affascinante e l’autrice riesce a rendere davvero bene il senso di pericolo e l’esaltazione per l’avvistamento di un’impronta o il repentino cambiare della luce e dei colori.



 

 

 

 
 
 
 

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