Muri di carta

Ha lavorato nella guardiola dove si vendono i biglietti alla stazione di Blackeberg dal 1969 al 2008, quando è andato in pensione. È sempre stato un uomo tranquillo, quasi noioso, privo di ambizione: ora è persino anziano, quindi figuriamoci. Ma ventotto anni prima si è trovato coinvolto in un orribile caso di cronaca nera: quando un “pazzo travestito da vampiro” uccise due ragazzini e rapì Oskar Eriksson… La guardia doganale Tina è dotata di un intuito paranormale che le fa individuare sempre i viaggiatori sospetti, le persone che hanno qualcosa da nascondere. Con quell’uomo però le sue capacità sembrano non aver funzionato: lo ha fermato convinta di trovare qualcosa di strano nel suo bagaglio e invece nulla, tutto normale. Eppure quell’uomo le comunica un terribile senso di minaccia… Joel ha la netta sensazione che nel palazzo in cui vive ci sia qualcosa che non va, ma non riesce a capire che cosa. È un uomo metodico: ha una casa pulita, un’amante al piano terra - lui è all’attico - e un enorme modellino di nave fatto con i fiammiferi nel soggiorno. Armato di metro e livella, controlla minuziosamente pavimenti e pareti. Sì, non c’è dubbio: il palazzo pende da una parte…
Marsilio invita i lettori di John Ajvide Lindqvist a fare un passo indietro, fino a prima dell’uscita del raggelante Il porto degli spiriti, a quando lo scrittore svedese ha pubblicato questa antologia di 12 racconti scritti tra la primavera del 2002 e l’autunno del 2005. Sono presenti anche – cosa insolita ma assai interessante – brevi spin-off dei suoi due primi romanzi, quindi storie di vampiri e di morti viventi. Ma ci sono pure immense creature lovecraftiane che parassitano palazzi di vetro e acciaio, o predatori non umani in agguato come ragni nelle piscine di ville di star della tv e persino vecchi compagni di scuola un po’ “soggettoni” che credono di aver scoperto un popolo di pupazzi animati che vive mimetizzato tra gli uomini (questo nel racconto forse più bello della raccolta, l’allucinante La supplente). Lindqvist oltrepassa lacerandoli con quel suo aplomb un po’ svampito tanti muri di carta, “quelle pareti sottili che ci separano da tutto quello che non sappiamo spiegare, l’altro”, le “membrane che ci separano dalla follia, dal baratro, dai mostri”. C’è una certa ironia nel fatto che uno dei più importanti e validi esponenti della scena horror internazionale contemporanea sia così atipico. Spaventoso - forse - suo malgrado.

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