Musica

Musica

Anni ’60. Il dottor Shiomi Kazunori è un affermato psicoanalista e da cinque anni ha aperto uno studio ad Hibiya, un ricco quartiere di Tokyo. Ormai anche in Giappone la psicoanalisi sta avendo ampio successo, forse per “una nuova tendenza all’esibizionismo psichico”, e così impiegati e segretarie, che non hanno altra possibilità che “diventare ruote dentate di un enorme ingranaggio”, sono i pazienti che perlopiù si avvicendano sul lettino del dottore. Un giorno d’autunno si presenta in studio, stretta in un cappottino rosso acceso, Yumikawa Reiko, una venticinquenne bella e consapevole di esserlo, benestante, di buona famiglia, laureata, impiegata in una ditta di import-export, fidanzata con il ragazzo più bello e ambito sul posto di lavoro. Oltre a sintomi generici come nausea e inappetenza, la giovane ne lamenta uno assai curioso e ben strano: “Non sento la musica”. La ragazza pare intenzionata ad affidarsi docilmente all’analisi, anche se, come capita spesso a chi abbia una infarinatura di psicoanalisi, mostra resistenze notevoli e si rivela, durante le sedute, propensa a mentire in maniera reiterata. Shiomi a tratti si irrita, a volte si sorprende, e giunge anche a dubitare di sé e della propria professionalità, fino a riflettere più intensamente che mai sul grande paradosso del suo 'mestiere' che “consiste nel trattare razionalmente qualcosa di assolutamente indefinibile e impalpabile: la mente umana”.  Presto, però, il dottore comprende che la musica non è altro che una metafora per spiegare l’incapacità di Reiko di provare piacere fisico, per dare un nome meno freddo e clinicamente spietato a quella sordità del corpo bloccato ed incapace di lasciarsi andare. Ben consapevole che “nel mondo del sesso non c’è un’unica felicità per tutti” Shiomi narra, evocando attraverso l’artificio del manoscritto ritrovato i casi clinici di Freud, la storia del processo di guarigione della ragazza e del suo ritorno ad una percezione normale dell’attività sessuale...

Musica fu concepito nel 1964 da Mishima come un racconto destinato ad una pubblicazione a puntate sul periodico femminile “Fujin Koron” e questo spiega in parte la struttura del romanzo, diviso in brevi capitoli di grande scorrevolezza che sottolineano e aumentano la suggestione e la suspence quasi da giallo che accompagnano il lettore. Le intricate vicende, attraverso le quali si riuscirà a risalire alle cause del problema di Reiko, si dipanano in una trama ben congegnata, quasi geniale, sorprendente e coinvolgente, raccontata con ritmo incalzante e concitato e in uno stile elegante ed equilibrato. D’altra parte, la scelta di eleggere la terapia psicoanalitica protagonista essenziale del romanzo è di per sé suggestiva, perché, ancora oggi, ma di sicuro ancor più alla metà del secolo scorso, indagare le angosce e i dissidi che nascono nel mondo interiore e districarsi nei labirinti dell’inconscio ha un fascino quasi morboso che intriga un po’ tutti. Mishima, d’altro canto, è uno scrittore affascinante a tutto tondo, tormentato com’è da una duplicità insanabile tra l’uomo e l’artista, la curiosità intellettuale e lo scetticismo, il pensiero e l’azione, l’estrema sensibilità quasi femminea ( secondo alcuni di natura omosessuale) e il culto virile della forza fisica coniugato all’attivismo politico di stampo nazionalista. Musica è un romanzo di grande spessore psicologico e incredibile ricchezza di stimoli in cui Mishima dà prova di una estrema capacità di immersione nelle mille sfaccettature dell’animo femminile e nella sua sessualità; una capacità che davvero pare stridere con alcuni aspetti della sua personalità. D’altra parte, il “conservatore decadente”, come lo definì Moravia, è pur sempre colui che, lasciato il messaggio “La vita umana è breve ma io vorrei vivere per sempre”, nel 1970, a quarantacinque anni, in diretta televisiva si diede la morte mediante il rito antico dei samurai, il seppuku. Se Confessioni di una maschera è considerato il suo capolavoro, questo piccolo gioiello, forse un po’ meno cerebrale, non è certo da meno. Assolutamente da leggere.



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