Mute, bianche e stupende

Mute, bianche e stupende
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Ultime ore di un condannato a morte. René Galien è chiuso nella sua cella, quando ormai tutti se ne sono andati, anche padre Flynn, perturbato dalla conversazione avuta con lui. Lui, l’assassino, solo in dialogo con la sua Ombra profonda. Il pubblico leggerà le righe scritte dalla sua penna, conoscerà il racconto delle sue azioni, pensieri e decisioni: la creazione e la realizzazione del gruppo scultoreo “La Famiglia Felice”. René Galien discende da un’antica famiglia francese. La madre muore quando lui è ancora piccolo, il padre si trasferisce a New York. Lo ritrova, il padre, in una pensione tenuta da Madame Fabien, l’età nascosta dietro pesanti strati di trucco, nuova giovinezza estratta dalle attenzioni riservate al padre di René. Conosce Louise, la figlia, vivace e abbastanza precoce per la sua età. Dopo la morte del padre, René parte per la Francia, per poi ritornare a New York da apprendista scultore. Madame Fabien si prende cura di René, lo circonda, lo costringe a sposare sua figlia Lousie. E la pensione diventa casa, e la casa prigione. Prigione di matrimonio, abitudini, odori, penombra di stanze e fotografie opprimenti. Prigione degli occhi e delle guance e del corpo di Madame Fabien. Nodo alla gola. Contrasto, e dal contrasto l’ispirazione per una nuova scultura: la famiglia felice…

Inedito qui in Italia, Mute, bianche e stupende è un racconto di Clarence Aaron “Tod” Robbins, nato a Brooklyn, New York, nel 1888: americano ma con una particolare attrazione nei confronti della Francia, dove si trasferì nel 1920. Autore di romanzi e racconti tra il macabro e l’horror, è suo il racconto Spurs, dal quale il regista Tod Browning adattò nel 1932 il “famigerato” lungometraggio Freaks!. Curato e tradotto da Francesco Cappellini nell'edizione di Via del Vento (prezioso scrigno dei testi inediti e rari del Novecento), Mute, bianche e stupende è discesa claustrofobica in un interno abitato da personaggi sezionati in anatomici grotteschi: il volto e il corpo di Madame Fabien lavorano ossessivamente nella mente di René come un plastico omaggio a Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe. La quotidiana inquietudine di René si fa macabra ispirazione, l’Ombra profonda – frontiera invisibile ‒ si pone in dialogo con il protagonista, dialogo così ben delineato nella cornice a effetto della cella, luogo-mente all’interno del quale René Galien tocca con fredda e ferma lucidità le forme della propria situazione (“domani a quest’ora sarò morto”), accompagnato dai suoi demoni: mute, bianche e stupende in una camera nascosta.



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