Napoleone

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Una giovane donna allatta un bambino, avvolta da pesanti coperte. La scena è assai insolita nel contesto in cui si svolge: la tenda di un bivacco militare. La ragazza “di lontano ode rombi e fragore”, è preoccupata per la sorte del marito: è un ufficiale, non è ancora tornato dalla battaglia, “la linea di combattimento è lontana e le nebbie si addensano”. Ma ecco che l’uomo ritorna, la abbraccia. Sono giovani, fieri, selvaggi come fiere: sono Corsi e lottano contro l’odiato nemico, i Francesi, per la liberazione della loro amata, aspra isola. “Qui ogni offesa è immediatamente vendicata, si dà presto mano al pugnale, e poi vien giurata inimicizia da stirpe a stirpe: può durare per decenni o per secoli”. La giovane donna si chiama Laetitia e suo marito, che ha il vezzo di farsi chiamare conte Bonaparte malgrado non sia nobile, è aiutante di Paoli, condottiero del popolo corso. Passano i mesi, la guerra di liberazione ha alterne vicende, per un po’ la fortuna pare sorridere agli insorti, poi i Francesi sbarcano in forze per reprimere la rivolta e hanno ragione dei ribelli. In primavera Paoli e le sue truppe devono ritirarsi sui monti, in rotta. Il condottiero è costretto a fuggire in Italia e spetta al suo aiutante il triste compito di presentarsi ai conquistatori per la capitolazione. L’orgoglio della Corsica è infranto. Ma ad agosto Laetitia dà alla luce un secondo figlio, un altro maschio, che battezza Napolione. La vita riparte, il marito diventa avvocato e sopraintendente di una piantagione di gelsi. Quando Laetitia ha solo trent’anni, i figli dei Bonaparte sono già otto e non è facile mantenerli. Alla fine il padre prende con sé i due maggiori e grazie alla raccomandazione del Maresciallo di Corsica ottiene due posti gratuiti nelle scuole de nobili, in Francia: uno diventerà ecclesiastico e l’altro, Napolione, diventerà ufficiale. Alla scuola militare di Brienne quel bambino taciturno e solitario, dotato di un caratteraccio collerico, pare a tutti una sorta di selvaggio, “o almeno un forestiero bizzarro”. “Porta una giubba troppo lunga, non ha denari in tasca e non può mai comprarsi nulla, e tuttavia pretende di essere un nobile!”. Napolione si trova male tra i compagni francesi, vorrebbe tornare in Corsica e ripetutamente lo fa sapere ai genitori, che però gli rispondono che è necessario rimanga a Brienne, a casa non ci sono soldi né speranza di carriera. E così rimane là per cinque anni, divorando libri di storia romana e sulla sua amata isola, diventando un ragazzo “pieno di rancore e di disegni, di oscure ribellioni e di sospettose diffidenze”…

Ennesima ristampa per questa biografia, bestseller fin dalla prima uscita, datata 1926 (nel 1927 è stato a lungo il secondo libro di non-fiction più venduto negli Stati Uniti), con la traduzione originale del 1931 di Lavinia Mazzucchetti per Mondadori. Il tedesco-polacco Emil Ludwig fu nella prima metà del Novecento forse l’esponente più celebre di questo vero e proprio genere letterario, che paradossalmente ha poco a che fare con la storiografia. Scrisse biografie dei più diversi personaggi, da Gesù a Lincoln, da Franklin Roosevelt a Beethoven, non perché fosse uno studioso particolarmente preparato su di loro o sui periodi storici in cui erano vissuti, ma perché era affascinato dalle loro personalità e quelle voleva descrivere e raccontare. Dichiarò esplicitamente, del resto, che un biografo – o ritrattista, come amava definirsi – può concedersi più libertà di uno storico e che a lui interessava solo il mondo interiore dei personaggi storici di cui si occupava, non il contesto. Presente in quantità massicce sulle bancarelle dell’usato e nelle librerie d’antiquariato (a seconda dell’edizione), il volume di Ludwig è diviso in cinque Libri (L’isola, Il torrente, Il fiume, Il mare, La rupe), ognuno dei quali è aperto da una citazione di Goethe, del quale peraltro l’autore nel 1920 aveva pubblicato una biografia di successo. Ci si concentra come già detto sull’anima di Bonaparte, dando meno spazio e battaglie e strategie. Approccio che non solo rende la lettura poco adatta a chi è avvezzo alla moderna storiografia e cerca qui notizie sulla vicenda storica di Napoleone, ma ha anche come è comprensibile ricevuto molte critiche. Già nel 1932 Leo Gershoy lo definiva “più leggibile che affidabile” e non possiamo che concordare: il linguaggio roboante ed eccessivamente retorico (anche al netto della vecchiezza del testo) fa il resto, intaccando persino la leggibilità.



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