Narrare

Narrare

Romanzo di guerra o d’amore; pubblicità di un detersivo o di un’automobile; discorso da conferenza o elogio funebre; chiacchierata tra amici al bar, film d’azione o documentato progetto urbanistico. L’analogia che lega queste diverse manifestazioni – strutturate, stratificate, integrate – umane si annida in strategie ataviche di sopravvivenza, organizzazione, condivisione. Rappresentazione e comunicazione di porzioni di mondo in varie forme, esplicite e implicite, di finzione e non. “Costruire visioni del mondo (o di parti piccole o grandi di mondo) e di socializzarle”. Scartando diffuse pretese di oggettività, o di capacità di estrapolare un “pezzo di realtà” senza filtri narrativi, interventi soggettivi, si pone il contatto tra un narratore e un narratario, tra i quali si specifica un patto fiduciario che non va tradito, pena il fallimento della narrazione. Quest’ultima s’inserisce in un contesto preciso, un preciso campo di gioco dal quale far fiorire mondi virtuali, immagini di realtà da restituire e trasmettere ad altri esseri umani. Dal canto suo, il narratario che accetta il patto ha la possibilità di trovare ulteriori analogie nel narrato da trasporre nella sua esperienza quotidiana. Processo organico in continuo movimento e frammentazione di organizzazioni che organizzano, ispirano, muovono. Narrazioni potenti, narrazioni infami, eversive e liberatorie, consolanti e salvifiche. Incessante attività, ogni qualvolta s’innesca lo scatto attenzionale…

Riflessione teorica e manuale operativo, Narrare di Davide Pinardi presenta fin dal sottotitolo – dall’Odissea al mondo Ikea – l’intenzione di individuare le tracce del procedimento narrativo nella multiforme rappresentazione umana. Cogliendolo nel suo formarsi, diversificarsi, nelle sue caratteristiche fondanti, l’atto narrativo è appunto narrato nel suo continuo organizzare e rinnovare rinnovandosi, partendo dal polemos, conflitto al cuore di ogni suo movimento primario, sgombrando il campo fin dal principio dalla possibilità che si abbia una narrazione neutrale: l’inizio della narrazione è già “scelta di campo”, è già delineare un dentro e un fuori, inserirsi in contesto (per poi, sicuramente, poter ampliare il raggio d’azione): campo gravitazionale del sistema narrativo. Pinardi è chiaro nella sua riflessione, puntuale nelle indicazioni operative. L’analogia alla base dell’atto narrativo è foriera di ulteriori riflessioni sul rapporto tra narrazioni ed esperire quotidiano. Anche, si potrebbe suggerire, tra patto fiduciario e crisi – dove non sterilizzazione – dello stesso tra narratore e narratario nelle loro varie declinazioni, e anche tra narrazione di Potere, censura, fruizione a-critica e de-responsabilizzazione. Teoria e pratica, segno e “significare” del narrare, a suggerire una lettura ampia, etica e politica del nostro agire quotidiano in relazione al moltiplicarsi delle narrazioni, oneste e false, manifeste e sottintese, ingabbianti e liberatorie: “costruite in base a principi non casuali e frutto di lunga ed elaborata esperienza”.



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