Nati per camminare

Nati per camminare

Alessandra ha un impiego presso una grande azienda editoriale italiana ed ogni giorno ha il privilegio di recarsi al lavoro nello splendido palazzo Mondadori, a Segrate, appena fuori Milano. L’architetto Niemeyer lo ha progettato destinando gran parte dello spazio a verde, un piccolo paradiso. Per arrivare in ufficio deve camminare un po’, ma è pigra e le sembra una perdita di tempo. Conduce una vita statica, piena di noiose abitudini, di continue e deludenti attese per una telefonata o un messaggio che non arrivano, trascorre giornate infruttuose, ferme. Vive come una mosca in un barattolo. Ma la nebbia inizia a diradarsi al termine di una riunione di lavoro. Alessandra si rende conto che non ha scelta, per cambiare le cose che non vanno deve affidarsi ai superpoteri, e scopre che i suoi risiedono nel camminare. Scarponi e zaino in spalla attraversa l’Italia in lungo e in largo. In compagnia dell’amica Francesca percorre la Via Francigena, fino a San Pietro, dove ritira il testimonium del suo pellegrinaggio. Cammina per una settimana in Sicilia, partendo dall’Etna fino al mar Tirreno, a Portofino, nella Marsica, in Molise, in Irpinia, Puglia. Percorre le alte vie di montagna, fino ai rifugi Fratelli De Gasperis nelle Alpi Carniche e Sebastiani in Abruzzo. Inizia a peregrinare anche per persone malate a lei care che non possono più farlo. A Londra incontra Noo, grande viaggiatrice, e a Trieste Monika Bulaj, fotografa e scrittrice, che lasceranno in lei un segno indelebile. Compagno fedele di molte camminate sarà Pablo, il suo adorato cane…

Dopo il piccolo miracolo editoriale di Io cammino da sola, Alessandra Beltrame torna a scrivere e confeziona un bel memoir. Con uno stile narrativo essenziale ed immediato, tesse le lodi della “viandanza”, lemma non contenuto nei dizionari, ricordandoci che siamo nati per camminare, ovunque. In città o su sentieri di montagna, per portare a spasso il cane, recarci a lavoro o incontrare amici, andare al cinema. Sfogliando le pagine del libro, che stillano sincerità, amore per le cose semplici, forza, si diventa viandanti su una “strada di parole”, in un viaggio emozionante articolato nei quattro elementi naturali, fuoco, terra, acqua ed aria. Riportando la propria esperienza l’autrice rimarca i benefici del cammino. Il modo più efficace per affrontare le sconfitte e le salite ripide della vita, decidere la strada davanti ad un bivio, anche se si dovesse sbagliare. Ma c’è di più. Camminare sospende il tempo, aiuta ad andare avanti, conoscere sé stessi e capire gli errori, accettare un addio doloroso, rendersi conto che ciò che si lascia indietro è un ricordo e non un rimpianto. Aiuterebbe persino i politici ad essere più lungimiranti. Soprattutto è libertà. Non servono recinti per imprigionare animali o muri che limitino i migranti, siano politici, economici, climatici o sentimentali, che migrano per l’amore stesso di farlo, gli affetti da dromomania. Perché il viandante, per scelta o per necessità, anche il flâneur caro a Baudelaire, sono come il vento. Non si può impedire ad esso di soffiare e all’uomo di camminare. “Just keep going…only you can save yourself”.



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