Nato il quattro luglio

Nato il quattro luglio
Autore: 
Traduzione di: 
Articolo di: 

Ron Kovic è nato il quattro luglio, giorno di festa per il suo Paese, gli Stati Uniti d’America. Trascorre la sua infanzia a guardare le partite di baseball, giocare con i suoi compagni e guardare western alla tv. È orgoglioso di essere americano, e il fatto di essere nato proprio il giorno dell’indipendenza fortifica in lui l’idea di far parte di qualcosa. Si sente un cittadino a pieno titolo, sotto tutti gli aspetti. E come tale sente il dovere di difendere la propria patria in una guerra che si sta combattendo lontano da casa, in Vietnam, spronato dalle energiche parole del presidente Kennedy. Ron si arruola nel corpo dei marines e viene catapultato in una realtà scabrosa che miete vittime su vittime; di lì a poco rimane ferito sul fronte e proprio per questo lo rispediscono a casa. Il suo sistema di valori inizia a vacillare quando si ritrova in ospedale su una sedia a rotelle e la totale assenza di sensibilità dal torace in giù. “L’ospedale aveva cambiato tutto. Aveva rappresentato la fine di quei valori che mi avevano portato in Vietnam. E adesso volevo sapere per che cosa, avevo perso l’uso delle gambe”. Crolla del tutto quando Ron partecipa per la prima volta a un raduno contro la guerra in Vietnam, con un suo vecchio amico. “Dissi a Skip che non sarei più potuto essere quello di prima. La manifestazione mi aveva fatto nascere qualcosa, dentro, che non sarebbe più andato via”…

Nato il quattro luglio è l’autobiografia di un uomo che ha vissuto sulla sua pelle ciò che la guerra riserva a tanti ragazzi spinti da un desiderio patriottico, dalla voglia di difendere i propri valori. Ma in nome di cosa? Ne vale veramente la pena? Ron Kovic non ne è del tutto persuaso, visto che i suoi connazionali sono, chi più chi meno, disinteressati al suo sacrificio e al terribile prezzo che un ragazzo come lui ha dovuto pagare. Eppure trova ancora assurdo che qualcuno manifesti contro i soldati, contro gli stessi che stanno difendendo la libertà di fronte all’avanzare della minaccia comunista. Presto però ha un’epifania, che subentra dopo il dolore e la frustrazione, e capisce che forse ha dato per scontate troppe cose nella sua vita, e troppe idee considerate legittime in un primo momento gli si rivelano malsane successivamente. È uno sfogo confessionale, questo memoir, scaturito da un bisogno imminente di giustizia. Ron vuole riavere ciò che ha perso, e la sensazione è che nessuno intorno a lui possa sopperire a una tale perdita. Lo stile appare lucido, talvolta cruento in alcuni episodi, e la narrazione è chiara. Il film omonimo di Oliver Stone ha tutto sommato eclissato il romanzo, che nel nostro Paese per esempio non è mai stato ristampato e oggi è fuori catalogo. E forse non è un caso, vista la grande capacità espressiva del regista statunitense e la bravura di Tom Cruise, che nel film interpreta Ron Kovic, e cerca di far trapelare dal personaggio le difficoltà interiori con cui convive dopo l’incidente, tracciate in maniera secca e rigida nell’autobiografia.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER