Navi a perdere

12 dicembre 1995. È un martedì, piove a dirotto. Una Fiat Tipo corre sulla Salerno-Reggio Calabria, direzione nord: deve arrivare a La Spezia e la strada da fare è tanta. A bordo ci sono due carabinieri e il comandante della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, Natale De Grazia. Dalle parti di Nocera Inferiore la Tipo accosta, De Grazia sta male, perde conoscenza. I carabinieri lo adagiano sull’asfalto, chiamano i soccorsi e mentre aspettano tentano un massaggio cardiaco ma invano, l’ufficiale muore. De Grazia stava indagando su un caso a dir poco spinoso, andava a La Spezia per questo: il 14 dicembre 1990 alle 7.55 la motonave da carico “Rosso” della Ignazio Messina & co. di Genova, diretta a Malta, lancia un SOS mentre transita davanti Capo Vaticano, in Calabria. Il comandante Luigi Giovanni Pestarino chiede aiuto perché la nave sta imbarcando acqua. Arrivano tre elicotteri da Catania e mettono in salvo l’equipaggio. A questo punto la “Rosso” dovrebbe affondare. Invece no, si raddrizza tra raffiche di maestrale forza 7 e sospinta dalle onde va alla deriva per un paio d’ore e si incaglia sulla spiaggia di Formiciche, a quindici chilometri da Amantea. Quando il giorno dopo una squadra di demolitori di Crotone arriva al relitto, non trova nessuna falla. Trova invece un buco, un buco dai contorni netti, che sembra fatto con la fiamma ossidrica. È servito per far “sparire” una parte del carico quella notte? L’ipotesi la avanzano i carabinieri che indagano sul mancato naufragio. Già, perché il problema è che la “Rosso” prima si chiamava “Jolly Rosso” e aveva anche un soprannome inquietante nel giro dei marittimi: la nave dei veleni. L’ipotesi di De Grazia e del suo pool investigativo era che la nave fosse piena di rifiuti tossici o addirittura radioattivi e che il naufragio fosse solo simulato, uno stratagemma per smaltire illegalmente in fondo al mare un carico pericoloso e per giunta incassare i soldi dell’assicurazione Ma ora il comandante è morto e l’indagine va avanti senza di lui…

Il traffico internazionale di rifiuti tossici e scorie radioattive è uno dei problemi più spinosi e oscuri della modernità, e aveva contorni spaventosi e drammatici fino a circa vent’anni fa, prima che si ponesse fine alla sostanziale deregulation del settore. Gli scandali e i fatti di cronaca nera legati a questo traffico sono tanti, la complessa vicenda giudiziaria della “Jolly Rosso” – che si è conclusa nel 2009 con una archiviazione – è solo uno. Legambiente da anni si batte perché su questi loschi traffici si faccia piena luce e a tale scopo ha addirittura costituito un “Comitato per la verità sulle Navi dei veleni”. Parte di questa battaglia è anche la pubblicazione di questo reportage scottante, che racconta il caso della “Jolly Rosso” e la misteriosa morte del comandante Natale De Grazia, medaglia d’oro al valore di Marina nel 2004. Chi è abituato al Carlo Lucarelli televisivo riconoscerà e ritroverà con affetto lo stile, i tempi, il linguaggio con cui ha raccontato i misteri italiani (il tormentone del “C’è”, solo per dirne una, un suo marchio di fabbrica) in questo testo, basato soprattutto sull’inchiesta firmata Riccardo Bocca e pubblicata dal settimanale “l’Espresso” nel 2004. Non a caso il libro fa da canovaccio a una puntata di “Blu Notte”, forse il programma di maggior successo tra quelli scritti e condotti da Lucarelli. A questo volumetto della collane VerdeNero è legato anche un caso forse unico nella storia giuridica italiana: la giornalista Loredana Lipperini fu querelata per aver recensito il libro (e quindi giocoforza descritto le tesi contenute nello stesso) da Paolo Messina, armatore della “Jolly Rosso”.



 

 

 

 
 
 
 

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