N.B. ‒ Un teppista di successo

È autunno. Il piccolo Napoleone Bonaparte ha poco più di nove anni quando viene accompagnato da Ajaccio nella cittadina di Autun, per perfezionare in collegio il francese e poi passare alla scuola militare di Brienne. Nel 1779 la Corsica appartiene alla Francia già da diversi anni, dopo essere stata sconfitta nella battaglia di Ponte Nuovo che l’ha trasformata in una proprietà privata del Re Luigi XV. La famiglia Buonaparte aveva combattuto per l’indipendenza, ma poi si è dovuta piegare al nuovo regime, per quanto si affacciasse a tratti la speranza di riconquistare l’indipendenza. Napoleone detesta l’idea di lasciare la sua patria e con altrettanta determinazione odia i francesi, ma si impegna con profitto, ritrovandosi, a soli quindici anni, ammesso nella prestigiosa scuola militare dei cadetti gentiluomini francesi, a Parigi. Testardo, imperioso, a volte rissoso, i suoi insegnanti intravedono in lui quell’attitudine al comando che gli consente di scalare in breve tempo le vette della carriera militare. Inizia come sottotenente di stanza a Valence, mentre già serpeggia un certo malcontento verso la monarchia, coperta di scandali e sull’orlo della bancarotta, dovuta anche agli sciali di corte, a dispetto del popolo costretto alla fame. Il suo destino si intreccia a quello della Francia; la Rivoluzione, il regicidio, la ghigliottina per i nobili, il Terrore: tutti avvenimenti che egli sfrutta abilmente circondandosi di amicizie che possano favorirne l’ascesa, in un clima di grande precarietà politica e di corruzione, dove il tempismo e l’audacia premiano chi sa giostrarsi abilmente tra un campo di battaglia e un salotto. Saliceti, consumato politico corso, amico di lunga data, è il suo mentore, lo guida, lo agevola, lo tira fuori d’impaccio più volte, quando, ritardando il rientro in Francia dopo le molte licenze usate per partecipare alle vicende politiche della sua patria, rischia di essere cancellato dai ruoli di reggimento, e lo propone, in seguito al successo militare riscosso a Tolone, come Generale di brigata, aiutandolo nell’immaginabile ascesa ai vertici dello Stato…

N.B. Un teppista di successo , di Riccardo Ferrazzi, romanziere e traduttore, è un saggio che racconta la vita di Napoleone Bonaparte a partire dalla primissima infanzia, concentrandosi soprattutto sul periodo della sua formazione; il ritratto dell’uomo che sarà imperatore di Francia, re d’Italia, protagonista assoluto della scena europea per circa un ventennio emerge da un carteggio immaginario con l’amico Saliceti, e dunque, la commistione tra fatti storici narrati e relazioni romanzate, consente all’autore di ricostruire in modo coraggioso, forse velleitario, il pensiero e lo stile di colui che ebbe a dire: “Io parlo solo se comando”. Una sfida di non poco conto, difficile affermare quanto risulti credibile questa operazione: di sicuro si espone all’inevitabile confronto con una mole di scritti su Napoleone che attingono alla sua vera corrispondenza e ne coprono l’intero arco esistenziale indagandone molteplici aspetti, mentre nel saggio in oggetto il racconto si interrompe cronologicamente al matrimonio tra Napoleone e Joséphine, tralasciando il periodo politicamente più significativo e complesso. L’autore pare sostenere l’idea, rispettabilissima, che fosse davvero un “teppista di successo”; cioè un uomo in cui avrebbero prevalso la spregiudicatezza, l’abilità di tessere relazioni, la smodata ambizione, il culto della personalità, piuttosto che una visione politica, una formazione culturale di un certo livello, l’ambizione elevata di esportare gli ideali della Rivoluzione francese e di ammodernare il mondo dell’epoca. Tesi senz’altro meritevole di considerazione, da supportare, a maggior ragione, con l’esame completo delle vicende strabilianti che lo hanno visto protagonista. Nel complesso però N.B. Un teppista di successo risulta un ibrido tra saggio e romanzo, che non brilla tuttavia in nessuno dei due generi, e nulla aggiunge al ritratto di un personaggio sfaccettato e contraddittorio, difficile da definire senza rischiare di scivolare sulla buccia di banana dei luoghi comuni.



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