Nel blu tra il cielo e il mare

Beit Daras, Palestina, anni '40. Nazmiyeh, Mamduh e Mariam sono tre fratelli senza padre, la cui mamma, Umm Mamduh, è chiamata “la pazza” e derisa da tutti. Almeno fino al giorno in cui si scopre che il potente e benevolo ginn Sulayman si è impossessato di lei. Da quel giorno tutto sembra cambiare per il meglio. Mamduh trova lavoro presso un apicoltore, Nazmiyeh si sposa con Atiyeh, di cui è follemente innamorata, e Mariam, la piccola Mariam – che ha un occhio marrone e uno verde, che riesce a vedere i colori delle persone in base al loro umore e che passa le giornate al fiume a parlare con il suo amico immaginario Khaled – riceve la sua “scatola dei sogni”, un cofanetto pieno di colori. Poi un giorno arrivano gli israeliani, e cominciano a buttare bombe, a uccidere, a violentare. Nazmiyeh, Mamduh e la loro madre fuggono lontano da quell'inferno insieme ad altri poveri diavoli come loro. Fuggono tutti, ma a un certo punto Nazmiyeh si accorge che Mariam non c'è...

Susan Abulhawa, palestinese cresciuta in America, scrive un libro forte e intenso. Il grande dramma della crisi israelo-palestinese si insinua prepotente tra le pagine, esplode all'improvviso, invade e sconvolge la trama fin nel profondo. Dramma nel dramma, le vite dei protagonisti sono dipinte in tutta la loro miseria, in tutta la loro disperazione, in tutte la loro realtà. Povertà, malattia, morte, immigrazione, abusi sessuali... i temi trattati sono attuali e molteplici, perché attuale e molteplice è la vita di ognuno. I personaggi sono tanti, caratterizzati con estrema cura , vivi come non mai. La scrittura della Abulhawa – autrice poliedrica e navigata – è forte e delicata allo stesso tempo, ricca di malinconia e intrisa di speranza. Un po' come la scrittura di Amos Oz e Khaled Hosseini, per intenderci.



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