Nel giardino dell’orco

Nel giardino dell’orco
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 
Adèle fa sogni bagnati e interminabili, eccita e si eccita con l’improvvisata di un “amplesso non abbastanza tenero né abbastanza osceno” che ruba tempo al lavoro, facendola arrivare in ritardo – di nuovo; con rapporti violenti, dolorosi, impulsivi e irragionevoli: la sua unica aspirazione è essere desiderata. Predatrice, maliziosa, disinvolta, facile, forse fragile? Incapace di godersi una bella giornata, madre animata da “una massa confusa di sentimenti” tra cui certamente si annida anche l’amore per il figlio. Il marito le rimprovera lo snobismo: lui che non sa niente e non sospetta niente; lui che si impegna così tanto perché la loro sia una presenza attenta anche per le famiglie di origine, così diverse tra loro; lui che dopo tanto lavoro vorrebbe finalmente avere una vita più tranquilla, magari fuori Parigi. Ma la smania di novità di Adèle è troppo forte, lei divorata dalle sue ossessioni: i test di gravidanza ogni mese, le sigarette, l’organizzazione estenuante richiesta da una vita di menzongne, rifare i conti cento volte, confondere le priorità. Gli uomini di Adèle sono tanti, con un nome o senza. Le relazioni pochissime, chiuse in fretta prima che facciano danni. Ma a volte gli imprevisti capitano: un turno di troppo, un incidente, far da balia al marito, un cellulare tanto scrupolosamente nascosto che viene scoperto...

Il linguaggio è piuttosto esplicito, quasi violento, come lo è il desiderio della protagonista, soprattutto nei capitoli iniziali. Poi prevalgono i sotterfugi, i giochetti necessari a gestire una quotidianità complicata fatta di mille scappatelle e della continua fuga da ogni responsabilità. Il paragone con Madame Bovary non giunge a sproposito: analoghe insoddisfazioni senza motivo apparente animano le evasioni di Adèle, analoga l’abnegazione da parte del marito. L’intensità dei bisogni della protagonista non è certo comune, ma l’autrice è in grado di renderla credibile e di descriverla lucidamente, talvolta negando talvolta suggerendo le motivazioni psicologiche profonde di un comportamento (sessuale e in generale affettivo) sempre al limite tra la più libera affermazione e la più aberrante negazione di sé. A prima vista, Nel giardino dell’orco sembra un romanzo che parla di sesso, della liberazione del desiderio, forse di un femminismo esasperato che si ribella alle maglie di una famiglia normale, ma il tema principale è quello delle dipendenze: e l’ultima parte, che introduce un nuovo punto di vista e un rovesciamento, lo dimostra. La morale è lasciata da parte, ma non ci sono comunque risposte certe: quale sarebbe la cosa giusta da fare, per Adéle e tutti gli altri personaggi? Di cosa è fatta la felicità? Un complicato insieme di abitudini, cedimenti, soddisfazioni, sicurezze anche solo apparenti. E se ci si possa dire felici o cosa ci renda tali, anche una volta ripristinato l’equilibrio, non è mai facile stabilirlo.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER