Nel giardino della memoria

Nel giardino della memoria
Il viaggio a ritroso nel tempo di Joanna Olczak-Roniker ha inizio nella Vienna del 1828, dove il suo trisavolo Eleazar Horowitz divenne rabbino capo della locale comunità ebraica a soli ventiquattro anni. L’uomo ebbe otto figli, tra cui Gustaw, futuro bisnonno dell’autrice. Gustaw, laureatosi in filosofia e teologia, agli occhi del padre sembrava fin troppo privo di senso pratico e dunque, temendo che il ragazzo non trovasse a Vienna un impiego abbastanza redditizio, lo mise a bottega come copista presso un mercante di Varsavia, Isaak Kleinmann, che aveva ben undici figlie da maritare. Julia, figlia del signor Kleinmann, e Gustaw si sposarono nel 1867, si stabilirono a Varsavia e nell’arco di quattordici anni misero al mondo dieci figli (uno morì nella prima infanzia). Tra questi Żaneta, o Janina come preferiva farsi chiamare, sarà la nonna di Joanna. Suo padre Gustaw, mai veramente ambientatosi a Varsavia, parlò e fece parlare in famiglia sempre tedesco, una lingua che durante l’occupazione tedesca nel 1940 le figlie di Gustav finsero di non sapere, perché una conoscenza così buona poteva destare sospetti. Gustav morì a soli trentotto anni, lasciando Julia con nove figli da mantenere. È nella determinazione e nelle scelte di vita di questa donna che si giocherà tutto il futuro della sua famiglia, che attraverserà, generazione dopo generazione, due guerre mondiali. Si riallacceranno alla fine i rapporti perduti tra uomini e donne, nipoti e pronipoti di Gustaw e Julia, uniti da una discendenza comune mantenutasi viva grazie agli insegnamenti di una vedova forte e decisa. Fu lei infatti che scelse di rimanere a Varsavia, sebbene avesse le possibilità di far crescere i figli in altre città europee, più cosmopolite e moderne. La generazione di Janina, dei suoi fratelli e sorelle, si dovette confrontare anche con la questione ebraica. Negli ultimi decenni del XIX secolo la propaganda antisemita si era infatti notevolmente rinforzata, trasformando il patriottismo in un nazionalismo che mal sopportava individui “etnicamente estranei”. Così Maks, fratello di Janina, constatava che “un ebreo, per diventare uomo, doveva smettere di essere ebreo, doveva diventare polacco…”. Gli anni passavano e Janina, dal carattere particolare, conobbe e sposò nel 1901 Jakub Mortkrowicz da cui nacque, nel 1902, Marja Hanna, madre dell’autrice…
Quel che segue, e quel che precede, è storia di famiglia applicata alla storia come materia di studio. L’impegno di Joanna Olczak-Ronikier nel ricercare e studiare i documenti recuperati dalle macerie di una Varsavia bombardata non è solo una promessa mantenuta nei confronti dei propri antenati, ma anche una testimonianza di una quotidianità complessa e sofferta, dove i rapporti tra madri e figli, mariti e mogli, amici e nemici, vengono mostrati nelle loro dinamiche piene di sentimenti e sofferenza. Un documento e una testimonianza utile, utilissima, per chi non ha mai voluto studiare, quando avrebbe potuto, la storia dei propri avi. C’è un passaggio significativo nelle ultime pagine di questo saggio, nel quale la scrittrice e giornalista polacca Joanna Olczak-Ronikier ritrova e riunisce al tronco e alle radici i rami sparsi del proprio albero genealogico. Un passaggio che aiuta a spiegare il senso importante di questa storia di famiglia che è anche un frammento della storia dell’Europa negl’ultimi due secoli. Dice “(..) Io cercavo tracce perdute e ho trovato sentimenti. Evocavo le ombre e mi hanno risposto i vivi. E così ci siamo incontrati di nuovo nel giardino della memoria.” Troppo spesso, infatti, i legami col passato vengono perduti e dimenticati dalle nuove generazioni, che della storia conoscono a memoria solo date e luoghi, ma che dei sentimenti realmente vissuti (e a caro prezzo) sulla pelle dei loro trisavoli, bisnonni e nonni non sanno nulla o quasi. Perciò, relazionarsi con le proprie storie di famiglia, unirle e mischiarle ai mutamenti sociali e politici accaduti tra il diciannovesimo e ventesimo secolo, serve anche a capire quel che oggi siamo diventati, aiuta a spiegare e a prendere decisioni sul proprio futuro. Sembra una predica, ma non lo è.

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