Nel mondo a venire

Nel mondo a venire
L'autore ha ottenuto un anticipo promettendo di trasformare in romanzo il racconto che ha appena pubblicato sul “New Yorker”. Alla domanda “Cosa scriverai?” vorrebbe rispondere: “Mi proietterò in diversi futuri simultaneamente con un lieve tremolio della mano; m'imbarcherò in un percorso dall'ironia alla sincerità nella metropoli che sprofonda, come un aspirante Whitman della vulnerabile rete”. Si sa però che una frase del genere non verrà mai detta davvero. Nemmeno da uno scrittore. D'altronde, nella vita privata l'autore non è poi così diverso da chiunque altro: ha un problema di salute, una serie di dubbi, il suo film preferito è Ritorno al futuro e la sua migliore amica gli ha chiesto di donare dello sperma per aiutarla a rimanere incinta, “perché fare sesso con te sarebbe troppo strano”. L'autore potrebbe modificare questi episodi, renderli più appetibili agli occhi del pubblico, attorcigliarli ad uno stile ricercato e con il guadagno finanziare le inseminazioni. Diventare padre, scrivere: sono entrambi modi per proiettarsi nel futuro...
A prima vista Nel mondo a venire sembra un libro cervellotico ed egocentrico perché racconta di un autore che prova a scrivere un libro incentrandolo su un alter ego che decide di chiamare “l'autore”. In realtà, già solo dopo poche pagine si nota che alla base di questo impianto così costruito c'è qualcosa di genuino: la storia di un uomo che mescola la sua vita privata a quella di un personaggio di finzione e lo fa fino al punto in cui distinguere l'una dall'altra non solo è impossibile ma, soprattutto, non è più importante. Nel mondo a venire è popolato da vere e proprie persone e ognuna di loro ha qualcosa di incredibilmente interessante da dire. Lerner però lascia a margine le loro storie, non ne approfitta per costruirci attorno un romanzo e le tratta tutte allo stesso modo, come una moltitudine di fili narrativi che s'intrecciano senza che nessuno diventi quello principale. Nel mondo a venire è anche un romanzo sulla paternità, sulla fraudolenza, sui cambiamenti climatici, sulla paura di non essere all'altezza, sull'orario preciso in cui Martin McFly torna al 1985 e quel che accade al museo di storia naturale è una tra le confessioni più sincere che si possano leggere. Ben Lerner è un artista generoso, non vuole dimostrarci quando è bravo – e lo è davvero tanto – ma “scrivere a noi, per noi, al margine della finzione letteraria”.

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