Nel nome del porco

Nel nome del porco
San Juan de Horlà, Spagna. Una donna viene trovata scuoiata brutalmente in un macello con un bigliettino tra le labbra dischiuse, firmato: nel nome del porco. Un omicidio efferato di difficile risoluzione poiché avvenuto in un centro dimenticato da dio, abitato da cinquanta anime disperate che lavorano per alcolizzarsi, fumare maria e sniffare cocaina. Il proprietario del macello gira su una porsche dai cerchioni dorati ed è il sindaco del paesello, pertanto gode del rispetto di tutti. Ci si conosce tutti a San Juan, meta gettonata dagli aspiranti suicidi che scelgono le vette del monte Horlà per spiccare il volo. Sono tutte anime alla deriva e si trascinano in un inferno di esistenza. Il commissario Pujol, prossimo alla pensione e desideroso di vivere la propria libertà insieme alla moglie Mercedes dopo una vita di sacrifici e lavoro, si occupa della prima parte delle indagini e, nel frattempo, cerca di aiutare Tomas, orfano e tormentato affetto da una patologia simile a quella del dottor Jekyll & mr. Hyde, una sorta di sdoppiamento di personalità, a condurre una vita decorosa lontana da ansie e paranoie. Tomas aveva cercato di riconquistare la sua serenità e una parvenza di sanità mentale spostandosi nella Grande Mela, ma, dopo essersi innamorato di Suzanne Ortega – ragazza dai capelli ramati che gli ricorda ossessivamente la Madonna di un dipinto del Bellini – aveva deciso di rimpatriare dopo aver ricevuto un 'due di picche' doloroso ed essere stato protagonista di un inquietante episodio di cui però non conserva memoria. Trasferito dalla Centrale Omicidi all’inferno, a San Juan, come infiltrato per indagare sull’omicidio del macello, Tomas si è finto scrittore e, a fatica, ha cercato di integrarsi nella diffidente comunità. Le anime di Horlà sono delle caricature grottesche, nessuno ha un passato limpido, nessuno potrebbe vivere in un altro posto che non sia San Juan. Punkettoni dalle creste colorate senza passato né futuro, gay incalliti senza nessun pudore, bariste che nessuno si vuole incollare, vecchi sordomuti che gestiscono una fatiscente locanda e forestieri senza più nulla da perdere. La situazione si complica per Tomas (che si fa chiamare Pedro)… la sua instabilità mentale si fa sempre più acuta, le sue reazioni emotive si trasformano in violenza incontrollata e scatenano in lui stati di eccitamento fortissimi. Il crollo delle torri gemelle e la morte del commissario Pujol scaraventano Tomas nell’abisso più nero e profondo e in una condizione di confusione e smarrimento senza possibilità di risalita...
Grandissimo romanzo per Tusset, una scarica adrenalinica che non lascia tregua. Vicino alle atmosfere di "Seven", tanto per citare un film, si snoda tra noir, thriller, romanzo psicologico e psicotico, con una grandissima attenzione ai profili dei protagonisti che diventano icone riconoscibili scolpite nella mente. Immagini forti, descrizioni dettagliate (magistrali le prime venti pagine che narrano nel dettaglio il processo di macellamento dei maiali), estremamente legato ai sensi, si fa leggere con le mani, con l’olfatto e con gli occhi e trascina inevitabilmente tra le pieghe dell’insanità mentale e attraverso luoghi fetidi e squallidi ai limiti della realtà immaginabile, quasi tutto fosse frutto di una mente deviata. Ed invece, quanto appare surreale, è molto più che reale, talmente reale che l’inferno si materializza in terra dopo averci fatto sperimentare per un istante l’illusione di avere toccato con un dito il paradiso.

 

 

 

 
 
 
 
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