Nel nome dello zio

Nel nome dello zio
Anthony, pantaloni attillati, camicia aperta sul petto rasato, cellulare all’ultima moda tempestato di brillantini e incensurato, per far contento Peppino o’ Fetente, il lardoso aguzzino in canottiera, dichiara il suo amore per i cantanti neomelodici. L’esame continua fino alla completa umiliazione di Anthony che, pur di entrare nel clan, si presta ad interpretare il ruolo del giovane “frizzantino” che vuole entrare al Grande Fratello. Questo è il piano. Lo aspetta un duro, durissimo addestramento: canto, ballo, poesia… Quartieri Spagnoli: “lo Zio”, il boss più temuto della zona, tutti i santi giorni, esce alle dieci del mattino e torna alle otto di sera per far sentire la sua presenza sul territorio e controllare di persona gli “affari”. Ma alle otto di sera, tutte le sere, di tutti i giorni, si consuma lo stesso identico rituale, a cui non avrebbe rinunciato per nulla al mondo: citofono staccato, telefono staccato, telecomando puntato su Grande Fratello. Da almeno 15 anni la polizia cercava di beccarlo e di portarselo in gattabuia, senza successo. Il più accanito era Woody Alien, chiamato così per via del volto da intellettuale di una bruttezza senza via di scampo. Wu è in attesa di una buona occasione. E l’occasione si presenta con una soffiata, un tradimento. A separare lo Zio e Woody solo 5 minuti e un messaggino di allerta. Tra Anthony e il GF un paio di sopracciglia “ad ali di gabbiano” e 5 punti di sutura. Riuscirà Anthony ad entrare al GF e farsi strumento di comunicazione tra il clan e il latitante? Lo Zio abbandonerà la sua passione per il GF per restare silente e irrintracciabile? Woody si arrenderà dopo l’ennesimo buco nell’acqua?...
Tutto sembra essere solamente un gioco, un reality. Anche quando le questioni si fanno serie, per lo Zio il reality spiega qualsiasi situazione: nella finzione televisiva ogni concorrente ha una sua strategia per eliminare gli altri e arrivare alla meta, così come nella vita reale ciascuno di noi ha la sua tattica per districarsi nelle questioni (più o meno misere) quotidiane. Il GF assurge a manuale di vita (camorristica) per uso quotidiano. I personaggi che pullulano le vie dei Quartieri Spagnoli e ruotano intorno allo Zio, i “cinque mostri”, non hanno bisogno di altre presentazioni se non i loro soprannomi: Alberto 'o Malamente, Germano Spic e Span, Sandruccio la Zitella, Pasquale Bruciulì e Biagio 'o Femminiello. E poi c’è il fidatissimo Peppino o’ Fetente, l’assessore alla viabilità Maltradotto, Gessica con la G, moglie dello Zio. Ogni personaggio, ogni descrizione, ogni situazione è rappresentata con toni ironici da sembrare irreale, ai limiti del grottesco. Purtroppo, però, la realtà, in qualche caso, supera la fantasia. E questo è uno di quei casi… Piedimonte è al suo primo romanzo e già ha raccolto i favori di molta critica. Saviano ne tesse le lodi su Facebook (assolutamente in linea con lo “stile” del romanzo). La narrazione e lo stile di Piedimonte catturano: l’ironia secca e pulita non lascia spazio all’empatia, alla commiserazione. Il clan è distrutto perché la dignità ne è cancellata. Rasa al suolo con una pennellata ironica e surreale, quanto spietata. Quasi in una sorta di catarsi: ridicolizzare la camorra diventa così l’unico modo per annientarla. Il romanzo è ricco di colpi di scena e certamente non delude. La storia piacevole e affatto scontata, la comicità intrinseca ai personaggi quanto alle situazioni, rendono la lettura godibile ed esilarante (nonostante la serietà del tema) e producono un vorace desiderio di immergersi e lasciarsi catturare dal racconto ad ogni pagina. Fino all’ultima.

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