Nel paese dei briganti gentiluomini

Nel paese dei briganti gentiluomini
Una donna europea, con testardaggine e una curiosità innata, in groppa ad un mulo e più spesso a piedi, viaggia instancabile per migliaia di chilometri, attraverso regioni sconfinate e misteriose per raggiungere Lhasa, la Città Proibita. Accompagnata da suo figlio adottivo, il lama Yongden, costeggia il fiume Xining, conosce la popolazione del Gansu, arriva nella regione del Lanzhou, vive nel villaggio di Lachen dove regna un'uguaglianza sui generis, passa per Sasoma, giunge a Labrang - un paese abitato da una popolazione rozza e primitiva - attraversa paesini e regioni tibetane confinanti dove tutti gli abusi sono permessi, purché si rispettino le dovute “formalità”. Durante le ore di riposo nei villaggi, coglie sempre occasione per parlare con gli autoctoni, approfitta di queste chiacchiere per cogliere dettagli tipici sugli usi e il pensiero degli indigeni, “un'arte che tutti i viaggiatori dovrebbero coltivare con cura”...
“Era il principio di febbraio, la neve era ancora accatastata nei viottoli del grande monastero di Kumbum […] le strade, con i sassi e i fili d'erba, intonavano allegri canti che invitavano alla partenza. […] Ero in procinto di partire. L'avventura che mi apprestavo a vivere avrebbe superato per difficoltà tutte quelle che l'avevano preceduta e già ne pregustavo l'ebbrezza”.Si apre così il libro di Alexandra David-Néel, la sua biografia di viaggio dal monastero di Kumbum verso la capitale sacra del buddismo tibetano, Lhasa, attraverso le sperdute terre nel Tibet orientale e attraverso diverse regioni dell'estremo ovest della Cina, abitate da popolazioni e tribù indipendenti e sconosciute ai cinesi stessi, così invalicabili e pericolose. Così sconfinate e magiche.  La scrittrice, un'orientalista francese che ha fatto del viaggio in queste terre lo scopo della sua vita e che ha scritto più di trenta libri di viaggi e di buddismo, ci racconta le sue peripezie e gli  avvenimenti in quelle terre incantate e così lontane da noi. Ci narra con eleganza e schiettezza le sue vicissitudini tra le popolazioni primitive incontrate e, tra una pagina e l'altra, veniamo a conoscenza delle abitudini e dei costumi dei queste tribù lontane e sconfinate, ci spiega che cosa sono i trapa, il phowa, il kang, un jiaozi, ci parla dell'“uguaglianza tibetana” e dei ranghi sociali, spiegando tutto con una semplicità unica. L'autrice ci parla appassionatamente del magico mondo asiatico, ci fa inorridire davanti ad alcune usanze e ci fa palpitare su aneddoti bizzarri o pericolosi. Un libro appassionante che ci regala curiosità e incanto grazie anche ad una scrittura accurata e mai pretenziosa. 

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