Nel turbine della storia

Nel turbine della storia
C’è ancora uno spazio per la sedimentazione della memoria in un secolo in cui veniamo costantemente bombardati da notizie sull’oggi? O non è forse questo preponderante concentrarsi sul presente ad annullare le riflessioni sul passato? Come le ex-colonie europee hanno ottenuto l’indipendenza e qual è lo stato dell’Africa, America del Sud e Asia ai giorni nostri? Quali sono le affinità tra questi paesi e quali le diversità? Cosa rappresenta veramente l’Islam al di là delle notizie riportate dai media occidentali sul terrorismo? E riuscirà un’Europa sempre più sterile, invecchiata e atea a respingere il flusso di questa religione che avanza dalle sponde mediorientali e dalle coste africane? Cosa resta e cosa rappresenta la Russia dopo la caduta del muro di Berlino e il crollo del blocco sovietico? Come il concetto di Europa-mondo, può conciliarsi con quello di Europa nel mondo? Questo spostamento di baricentro storico che cosa causerà nel nostro continente e quali conseguenze avrà per i suoi abitanti da troppo tempo appisolati in una bambagia di benessere? E’ davvero una sterile omologazione la conseguenza più diretta della spinta globalizzatrice dei giorni nostri? Oppure le differenze culturali persisteranno all’occidentalizzazione del mondo? “Conclusioni? Per fortuna nessuna. Quello di cui parlo sta tuttora accadendo, è ancora in atto e nessuno può dire con sicurezza in che modo andranno le cose”...
Torna la “squadra” che aveva dato vita allo splendido Autoritratto di un reporter: stesso autore, editore, curatrice, traduttrice e - soprattutto - stessa qualità dell’opera. Proprio durante il lavoro di selezione necessario alla stesura del saggio precedente, Krystyna Straczek era stata costretta ad accantonare interviste che, per contenuti tematici, erano rimaste escluse dalla pubblicazione. E’ grazie a questo testo che tutto quel materiale riprende vita in un puzzle ordinato e multitematico. Composto da una struttura ad intarsio di citazioni, il volume procede per sezioni tematiche scandite da divisioni topografiche: alle riflessioni sull’Africa, seguono quelle sul Sud America, Russia, Medio Oriente, Europa e Asia. Alla classica impronta prevalentemente giornalistica che caratterizza le opere dell’autore, si affianca in questo caso una precisa volontà di trattazione storica che dà luogo a riflessioni di straordinaria attualità. Considerando che interviste, stralci e materiali vari risalgono prevalentemente al periodo compreso negli anni novanta - ma hanno importanza cruciale soprattutto oggi - si costituisce così per la prima volta una figura quasi profetica di Kapuscinski: allora, tutto quel camminare, è servito davvero a conoscere il mondo.

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