Nell’ora violetta

Nell’ora violetta
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

La febbre alta non vuole scendere e Pablo ha solo dieci mesi. I suoi genitori lo portano in ospedale e lì viene trattenuto per degli accertamenti. I risultati sono una sentenza che stronca il fiato: leucemia. Non c’è tempo da perdere, si deve intervenire il prima possibile. Le dottoresse che si occupano di Pablo spiegano il percorso da compiere: chemioterapia e, se sarà necessario, trapianto del midollo. Si susseguono giorni neri e asfissianti, fatti di flebo e isolamento, di insonnia e di ore corrose dall’inquietudine, di attese e di speranze. Il farmaco chemioterapico aggredisce e avvilisce il corpo di Pablo, ma le cellule tumorali no, quelle continuano a vivere. Quindi si rende necessaria nuovamente la chemioterapia, di un tipo più invasivo e distruttivo. Pablo è stremato, ma è anche un guerriero e reagisce con forza. Seppure privato di ogni difesa, torna a muoversi e a sorridere. La sua, però, è una leucemia refrattaria e rara, e ricompare. Si tenta con una nuova terapia. Pablo resiste e i suoi genitori masticano il dolore, aggrappati a una speranza che diventa positiva certezza: questa volta i farmaci ce l’hanno fatta, Pablo è pronto per un trapianto. La gioia, però, ha vita breve, come quella di Pablo che non arriverà a conoscere i suoi due anni…

Di alcune storie è difficile parlare, perché anche solo accennandole si ha l’impressione di violare un tabernacolo, un’edicola il cui contenuto è così sacro che solo a guardarlo si ha paura di commettere il più imperdonabile dei peccati. Nell’ora violetta è una di queste storie perché custodisce i palpiti della vita perduta di Pablo e quelli delle vite dei suoi genitori, Cristina (Delgado) e Sergio (del Molino) (io narrante), rimaste sospese tra cielo e terra, imbrigliate nel dolore più nero che esista. Ma come si può rimanere in silenzio di fronte alle parole di un padre che racconta la malattia e i frammenti di vita e di morte di suo figlio con una forza così immane e permeante da sconquassare il cuore? Come si può rimanere in silenzio di fronte alle parole di un padre che racconta con una compostezza quasi soprannaturale la sua prigionia in un limbo (“l’ora violetta”) i cui confini temporali vanno dal giorno in cui al figlio è stata diagnosticata la morte a quello in cui la morte lo ha ammantato? Come si può rimanere in silenzio di fronte alle parole semplici e potenti di un padre che chiede il perdono di suo figlio mentre gli dichiara , disperato, il suo eterno amore? No, non si può rimanere in silenzio di fronte a queste parole “che sono universali e riescono a dare un nome a un dolore che attraversa paesi e generazioni” e che sono custodite in un tabernacolo che chiede di essere aperto completamente perché questo sacro dolore, che risponde al nome di Pablo, venga ascoltato.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER