Nella pancia del mostro

Nella pancia del mostro

L’uomo ha la vista annebbiata al risveglio. Prova a muovere un braccio ma capisce all’istante che è legato al letto. Cinghie di cuoio molto probabilmente, e questo è già un bene visto che spesso i degenti sono immobilizzati con strisce di stoffa che alla lunga segano polsi e caviglie. L’unica finestra, con sbarre, gli rimanda il vociare degli internati di sotto nel cortile. Sperava di non doverci tornare più lì dentro. Quell’odore di malato, di piscio stantio e disinfettante è sempre lo stesso e gli dà il voltastomaco. Eppure il bagno c’è, è lì dietro una porticina scorrevole, ma non te lo fanno usare. Lo usano solo per sciacquare la padella coi bisogni, quando va bene. Ci sono posti dove c’è solo un buco nella rete metallica da dove espellere gli escrementi, reti arrugginite alle quali i pazienti vengono legati nudi. L’uomo è in isolamento perché all’entrata ha opposto resistenza e ora si ritrova di nuovo qui, in un Ospedale psichiatrico giudiziario, legato e immobilizzato nella sua cella d’isolamento, chissà per quanto ancora, con la sicurezza di essere completamente tagliato fuori dalla vita che placida scorre al di fuori, affidato solo all’autorità carceraria e ai suoi meschini carcerieri… Sono passati due anni da quando Domenico ha ripreso la sua vita per mano, sebbene il processo penda sulla sua testa come una spada di Damocle. Eppure oggi è certamente un uomo nuovo e tutto grazie a Dax, quel perfetto sconosciuto che un paio di estati prima ha salvato la sua vita e quella di Giulia dal baratro. Domenico sa perché proprio ora gli è tornata in mente quella storia. La notizia di cronaca che sta leggendo sul giornale in prima pagina gli ha aperto uno squarcio nella memoria e certo non può essere un caso…

Un doloroso viaggio nell’inferno degli OPG, Ospedali psichiatrici giudiziari, raccontato, pur con l’ausilio di una robusta dose di fiction, da chi quegli ambienti e quelle situazioni le ha vissute molto da vicino. Questo il romanzo di Dario Villasanta, che prova a squarciare il velo dell’invisibilità e dell’omertà su un problema drammatico e annoso in Italia. L’abbandono, la solitudine, la coercizione a volte disumana, la malattia mentale che solo raramente e in casi gravissimi riesce ad emergere dalla palude dell’anonimato per finire agli onori delle cronache, diventano in questo romanzo preziosa testimonianza e denuncia di un sistema giudiziario e sanitario sempre più allo sbando. Nascondere, rinchiudere, far finta di non vedere, girarsi dall’altra parte sono le azioni rassicuranti e meschine di chi non vuol affrontare il problema di petto. Villasanta invece lo fa, prendendo il toro per le corna e sbattendoci in faccia anche quello che di noi preferiamo spesso non vedere. Un romanzo coraggioso e utile che spiazza, disorienta e denuncia ciò che in pochi sanno e che in molti fingono di non sapere.



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