Nella pietra e nel sangue

Nella pietra e nel sangue

Pisa, 1249. Federico e Pietro sono alla ricerca della beccaccia colpita. Sulla riva di un fiume i due si trovano l’uno di fronte all’altro. È il momento: Pietro è un traditore e da traditore deve essere punito. Un colpo secco ed è reso cieco. Anziché la morte, gli è concesso di tornare libero a Pisa, in onore dell’amicizia profonda che li lega. Roma, oggi. Dario è alle prese con il suo dottorato ma al bar lo chiamano già professore. La sua carriera è appena cominciata: l’occasione è il convegno alla Normale di Pisa durante il quale è previsto un suo intervento, legato alla vicenda di Pietro della Vigna (comunemente ma erroneamente chiamato Pier delle Vigne), il dignitario più amato da Federico II, collocato da Dante nel tredicesimo canto dell’Inferno con altri suicidi. Ma perché e come si sia ucciso nessuno è mai stato in grado di dirlo con certezza. Secondo quello che Dante fa raccontare allo stesso Pietro, l’intesa con Federico è così forte da far scoppiare d’invidia l’intera corte e, sotto il peso delle maldicenze, Pietro è costretto a suicidarsi, correndo verso il muro della chiesa di san Paolo in riva d’Arno e fracassandosi il cranio. L’evento porta con sé più di una questione: come mai a Pietro è concessa la libertà, nonostante le accuse di tradimento? Cosa si nasconde dietro questa morte improvvisa? Dario si appresta ad indagare più a fondo, coinvolgendo Lucia: la sua vita accademica si intreccia, da sempre, con la sua relazione sentimentale…

Giallo letterario o romanzo storico? Nella pietra e nel sangue esprime magnificamente entrambe le categorie, attraverso un racconto espressivamente potente che si svela lentamente, alternando il passato e il presente, armonizzando le due narrazioni: gli elementi dell’una sono sostegno per l’altra, fino ad intrecciarsi nel finale, creando movimento e tenendo il lettore incollato alla pagina. L’alternanza dei racconti (e dei contesti) tra il contemporaneo e il Duecento si esprime anche attraverso un linguaggio e uno stile differente: fresco e ironico nel presente, arcaico e ricercato nel passato. Uno stile fatto di citazioni (in alcuni passaggi sono riportati interi brani in latino), riferimenti letterari e filologici, digressioni storiche frutto di una profonda conoscenza e di puntuali ricerche, che si esprime con coerenza nel registro utilizzato. L’attento e puntuale impianto del plot rende verosimili e appassionanti i personaggi e gli approfondimenti storici e filologici sostengono ed impreziosiscono la narrazione senza appesantirla. Ottima prova per Gabriele Dadati, scrittore piacentino che ha all’attivo numerosi riconoscimenti: nel 2009 rappresenta l’Italia al Festivaletteratura di Mantova, nel 2018 L’ultima notte di Antonio Canova è finalista al Premio Comisso. Con Nella pietra e nel sangue Dadati riesce a non deludere le aspettative del lettore più esigente e, al contempo, ad attirare l’interesse del lettore meno esperto. Da non perdere.



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