Nella terra della nuvola bianca

Nella terra della nuvola bianca
Londra, 1852. “La Chiesa anglicana di Christchurch, Nuova Zelanda, cerca giovani donne di sani principi, che abbiano a cuore la cura della casa e l’educazione dei figli, interessate a convolare a giuste nozze con membri di ottima reputazione e buona posizione sociale della nostra comunità”. L’annuncio pubblicato sull’ultima pagina del giornalino della parrocchia non smette di solleticare l’interesse e l’immaginazione di miss Helen Davenport, istitutrice di George e William, i due rampolli di una facoltosa famiglia londinese. Helen, figlia di un pastore protestante, la prima di quattro figli rimasti ben presto orfani di madre, ha ventisette anni, ma è cresciuta in fretta per far da mamma ai suoi fratelli e da assistente al reverendo; appreso un mestiere, con la sua paga continua a mantenere agli studi, poco proficui in verità, i due fratelli maschi. Ha occhi grigi, labbra sottili su un incarnato chiaro e una lunga chioma di lucidi capelli castano ramati sempre raccolti in una treccia. È una donna interessante, colta e dalla bellezza nascosta dietro un aspetto severo che lascia trasparire forza di volontà, senso critico e carattere indipendente. Di quel fascino se n’è accorto l’allievo più grande, George, segretamente innamorato della sua istitutrice; troppo giovane, tuttavia, per miss Davenport, che sogna di avere una propria famiglia da accudire, un uomo da amare e con cui condividere la passione per la letteratura, l’arte e la musica: un sogno destinato a non realizzarsi nella piccola realtà londinese in cui vive Helen, già avanti con gli anni e con una dote davvero modesta per sperare in un buon partito. Forse, è proprio nelle nuove e prospere colonie della corona britannica che può cambiare la sua vita, trovare un uomo che la ami e da imparare ad amare. Helen ha deciso, partirà per la Nuova Zelanda, rispondendo all’annuncio pubblicato dalla comunità di Christchurch. Il costo del viaggio è elevato, sì, ma miss Davenport non dovrà pagare se in cambio accetterà di accompagnare e di prendersi cura per tutta la durata della navigazione di dodici orfanelle che il comitato dell’orfanotrofio ha deciso di spedire in Nuova Zelanda come personale di servizio dei coloni inglesi. Powys, 1852. Nella tenuta di lord Silkham, un ricco allevatore di pecore del Galles, sono in corso le trattative per la vendita di bestiame al “magnate della lana d’oltreoceano”, Gerald Warden, un elegante cinquantenne venuto dalla piana di Canterbury, Nuova Zelanda, dove ha avviato una rigogliosa attività come allevatore e commerciante di lana. Le attenzioni di Warden si indirizzano ben presto alla diciassettenne figlia del suo venditore, lady Gwyneira Silkam. La ragazza ha un fascino sensuale, folti capelli rossi e ricci e grandi occhi blu intenso ad illuminare un ovale perfetto reso malizioso da una bocca carnosa. Tra Warden e Gwyneira si stabilisce un’intesa per via delle straordinarie conoscenze della giovane in tema di allevamento di pecore, di incroci e qualità della lana. Gwyneira ha un talento innato per quelle attività; è una ragazza non convenzionale, detesta occuparsi di mansioni prettamente femminili e la sola idea di dover sposare un lord o un baronetto la fa rabbrividire. Ha un carattere indomito, cavalca da dio, ha una passione sfrenata per i cavalli e i cani da pastore: se potesse sposerebbe un cowboy, uno di quelli ritratti nei libretti da quattro soldi tanto apprezzati dai camerieri di casa Silkham e con grande vergogna di sua madre, anche da Gwyneira. Concluse le contrattazioni tra lord Silkham e Gerald Warden – su richiesta di quest’ultimo – i due si concedono una partita a black jack. Lo scotch si versa in continuazione nei bicchieri e lasciando sfuggire l’ultimo barlume di lucidità del gallese, decreta la totale sconfitta di lord Silkham; l’astuto Warden gli propone allora di giocarsi la mano della figlia. In caso di perdita, Gwyneira verrebbe promessa sposa al figlio di Warden, Lucas. Ma la fortuna non gira dalla parte dei Silkham, almeno non apparentemente. Gwyneira, infatti, senza neanche troppi drammi, accetta di andare in Nuova Zelanda per diventare una Warden: non ha paura di nulla, l’avventura l’attrae, così come l’idea di vedere quelle immense praterie e di cavalcare libera come una amazzone. Gwyneira ed Helen si imbarcano sulla imponente nave Dublin: le loro esistenze si incrociano, nascerà una grande amicizia. Il coraggio le ha fatte incontrare, vengono da strade, da storie assai diverse, ma ora sono sulla stessa barca, in viaggio verso un nuovo mondo, o forse, verso il buio, sposeranno uomini che non hanno mai visto prima…
È un romanzo epico l’opera prima della scrittrice tedesca Sarah Lark. Il libro è il primo capitolo di una saga in cinque puntate, ambientate in Nuova Zelanda, Aotearoa in lingua maori ovvero “la terra della lunga nuvola bianca”. Il romanzo ha una trama avvincente e il dono della scorrevolezza: con uno stile semplice ma efficace, riesce a rendere tutta la bellezza di una natura selvaggia, eppure docile e placida come i popoli che l’hanno abitata per primi. I maori, come un coro fuori campo, saggiamente interpretano ogni evento della vita, riportando ogni cosa nell’ordine della natura. La Lark ha talento nel descrivere i suoi tanti personaggi, le basta poco per far prendere forma a tutti gli abitanti di una comunità o di una casa in cui, al lettore, sembrerà di avere abitato da sempre.

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