Nelle terre di nessuno

Nelle terre di nessuno
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Kentucky, Stati Uniti. Junior abita in un villaggio che non è segnato in alcuna carta geografica. Vive con la madre, dopo che il padre si è impiccato e il fratello si è trasferito in una roulotte. In paese lo prendono in giro perché sta facendo i test per finire le superiori: Dottore, lo chiamano, lui che - si sa - lo sta facendo solo per dimostrare di essere migliore di loro... Vaughn è nel bosco vicino casa, sta lanciando sassi contro i rami di un grosso albero per far cadere noci da mangiare. Tutt’intorno ci sono querce e aceri. A un tratto sente un rumore, come di un cervo che si avvicina. Fa qualche passo più in là e si imbatte in un anziano signore, che indossa una camicia di pelle di cervo e gli dice di essere suo nonno Elijah, soprannominato Lije... William lavora sodo per terminare il muro in casa della signora Miriam Brant, che vive in città. È pagato il minimo, e gli attrezzi ha dovuto prenderli in affitto. La sera torna a casa dalla moglie e dalle figlie, imbraccia il fucile e si allontana nel bosco. “Se non ti conoscessi bene, penserei che hai un’amante”, scherza Connie. Se solo sapesse. Ad attenderlo nel bosco non c’è una donna, ma trentadue piantine di cannabis: alle persone del posto piace, fa guadagnare abbastanza bene, e Connie si merita finalmente di avere il bagno in casa...

La provincia americana dovrebbe essere eletta a genere letterario. La si riconosce a prima vista, in una storia. Quella natura selvaggia, incontaminata, in cui la voce narrante chiama ogni foglia e ogni albero e ogni animale per nome. Quei personaggi giovani, tutti maschi, selvaggi e incontaminati anch’essi. Il luogo in cui vivono è il loro doppelgänger: succede sempre qualcosa, a furia di starci. Ci si può smarrire, o si può salvare la vita a un uomo morso da un serpente mocassino, o perdere entrambe le gambe schiacciate sotto un pick up uscito di strada. Su quel terriccio è meglio non camminare scalzi, se non vogliamo massacrarci i piedi di calli e taglietti. Gli alberi fanno ombra e tappano ogni spiraglio di luce, per proteggere meglio chi si appisola ai loro piedi. C’è odore di whisky e tabacco masticato e selvaggina, ovunque. Eppure. Eppure quella terra, proprio quella, non la si lascerebbe mai. Perché là fuori non si troverà nulla di simile. In un’intervista al blog del suo editore italiano, Chris Offutt racconta che la sola carta geografica esistente della sua terra natale ‒ Haldeman, Kentucky ‒ è quella che ha fatto stampare nella prima pagina di Nelle terre di nessuno. Questo libro è un omaggio al posto da chiamare casa, una casa che arriviamo a temere e invidiare, e che ci fa venire voglia di volere un po’ più bene alla nostra.



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