Nell'Europa dei ginn

Nell'Europa dei ginn
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Europa, futuro prossimo. Farcas è un agente di quel che resta dell’Unione Europea. Il continente è diviso in due da una sanguinosa guerra civile tra le forze entropiche, che rifiutano la tecnologia ed il consumismo, e quello che resta della civiltà del XX secolo, ed è infestato anche da esseri soprannaturali, i Ginn, anello mancante tra uomo e natura. Farcas, che è perseguitato da uno spietato eco-terrorista chiamato Signor Pesce, tenta di infiltrarsi nelle file entropiche...
Fermi tutti. Erano anni che non si vedeva un romanzo tanto sfrigolante di energia, tanto vitale, tanto sorprendente. Almeno in Italia. Un futuro apocalittico ma plausibile, fascinose allusioni fantapolitiche e fantastoriche, una formidabile mistura di noir e mitologia (gli elementali ginn) sono (anche) il pretesto per una critica acre alla società dei consumi e per dare una bottarella ai miti del 'naturale a tutti i costi', già che ci siamo. Il protagonista Farcas, funzionario/agente/guerriero di una burocrazia oramai in decomposizione, attraversa città di confine, terre di nessuno, territori ostili che continuamente si sovrappongono, mutano, come un serpente che si contorce nel cuore di un’Europa balcanizzata. E’ a caccia di ecoterroristi, di agenti dell’Entropia, ma anche loro sono a caccia di lui. Combatte una guerra basata su certezze, su due visioni contrapposte del mondo, ma trova soprattutto dubbi, fino a maturare la decisione di passare dall’altra parte della barricata. Assisterà un po’ complice un po’ perplessa al compiersi del destino di Farcas la bella ginn Elena: sui rapporti tra i due (anche sessuali) Adler è ellittico, sfuggente (come del resto gli succede con tutti gli aspetti della vicenda, e non potrebbe essere altrimenti data la proverbiale brevità dei suoi romanzi), col risultato di donare alla storia tra l’uomo e la creatura sovrannaturale un quid di mistero che non guasta. I personaggi del romanzo sono veterani di una guerra assurda ma inevitabile, alla fine della quale, forse, la natura tornerà ad occupare il posto che le spetta nella vita dell’uomo. Nel frattempo, gesti di cameratismo si susseguono a spietate esecuzioni, senza soluzione di continuità, sempre però beninteso spargendo ironia a piene mani com’è nello stile di Adler. E non viene risparmiato al lettore nemmeno un drammatico, sorprendente cambio di narratore a ¾ del romanzo. In che modo un appassionato di tematiche fantapolitiche, fantaecologiche o semplicemente di avventure del possibile possa arrivare al volume di Max Adler resta però purtroppo un mistero: il dipinto del pittore Nerone, grande amico dell’autore "e nemico giurato dei distruttori del pianeta" che fa bella mostra di sé in copertina, pur rappresentando una soluzione grafica interessante, ci pare del tutto inadatto a veicolare il 'messaggio' del libro, e l'assenza di note in quarta di copertina complica ulteriormente le cose.

 

 

 

 
 
 
 
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