Nerofumo e cenere

Nerofumo e cenere
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Thomas viene svegliato nel cuore della notte, a farlo e Charlie con una candela in mano, Julius ha convocato una riunione generale e l’appuntamento è nel bagno del dormitorio. Julius è il loro capo, i ragazzi più giovani lo chiamano Caesar. È l’unico ad essere vestito, una sedia è posizionata al centro della stanza, il nome di uno di loro verrà estratto a sorte per scegliere chi sarà ispezionato, un rituale che conoscono a memoria con le sue formule sempre uguali. Ad essere estratto è Collingwood, capoclasse da oltre un anno. Julius vuole sincerarsi che le punizioni che infligge ai ragazzi di cui è responsabile siano adeguate, quelle che devono essere rispettate sono le leggi del Fumo che alla luce di una fiamma rivelerà ogni bugia. Non passa troppo tempo che messo sotto pressione le spalle sudate di Collingwood al solo ricordo della morte accidentale del fratello cominciano a sprigionare il fumo, il segno inequivocabile della colpa e del peccato. Ben presto tutti nel collegio inglese saranno raggiunti dalla notizia, la biancheria infatti sarà consegnata e identificata dal monogramma, il nome di Collingwood cadrà in disgrazia, il Maestro di Fumo ed Etica, il professor Renfrew lo redarguirà, probabilmente perderà il tesserino da capoclasse e i suoi privilegi e finirà a pulire pavimenti o a catalogare libri in biblioteca…

La cupa Inghilterra dell’Ottocento è la cornice di questa storia dai contorni gotici e oscuri, un Paese in cui il divario tra classe benestante e povera gente è ogni giorno più incolmabile: immacolati i ricchi e marchiati dal nero del fumo i poveri. Per le strade di Londra corruzione, inganno, violenza, intrighi, sotterfugi e atti criminosi sono all’ordine del giorno. L’Inghilterra cara a Dickens si dipinge di tinte ancora più fosche e orrorifiche in questo romanzo in cui l’amicizia che lega i protagonisti sembra l’unica via di scampo, strizzando in un certo modo l’occhio, secondo alcuni, al trio di protagonisti di Harry Potter. Dan Vyleta, figlio di rifugiati di guerra emigrati dalla Cecoslovacchia in Germania, trae ispirazione proprio da Charles Dickens per costruire una storia ambientata oltre un secolo fa che mette il lettore nella condizione di chiedersi che cosa accadrebbe se davvero un filo di fumo acre si alzasse da chiunque di noi formulasse anche un solo pensiero disonesto o malvagio, rendendo immediatamente manifeste le intenzioni. Un romanzo che tiene col fiato sospeso.



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